Petrachi: “La verità è che provai ad allontanare qualche gola profonda da Trigoria e fu subito guerra”

Gianluca Petrachi, ex direttore sportivo della Roma, cacciato da Pallotta prima dell’arrivo di Friedkin e ora in piena battaglia legale col club giallorosso, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport dove ha spiegato i motivi di questo allontanamento: “Succede che non sono un diplomatico. Non ci so fare nelle relazioni. Non telefono ai direttori, non mi concedo. Uno come me si odia o si ama. Avrei potuto essere più morbido nei modi. La verità è che provai ad allontanare qualche gola profonda da Trigoria, e fu subito guerra. A cominciare da certi giornalisti”. Poi sul licenziamento: “La mia sofferenza fu per un’opera interrotta, il non poter portare a termine la mia sfida. L’ho vissuta come una profonda ingiustizia”.

Sull’allenatore.
“Come arriva Fonseca alla Roma? Alla Roma erano davvero convinti di chiudere con Conte. Veniva da un anno difficile, le beghe legali col Chelsea. Era voglioso di sfide nuove. Cosa è mancato? Non ero ancora alla Roma. Posso immaginare che Antonio non si sia sentito abbastanza rassicurato. Forse, se avesse parlato con Pallotta le cose sarebbero andate diversamente. Saltato Conte, ho saputo successivamente che hanno parlato con Gasperini, Sinisa Mihajlovic e De Zerbi”.

Sullo scambio Spinazzola-Politano.
“Spinazzola non era felicissimo. Voleva giocare a sinistra, ma Kolarov era intoccabile. Il mister pur di farlo giocare lo impiegava a destra, ma il ragazzo s’incupiva. A gennaio si ruppe Zaniolo e ci serviva un esterno. Doveva arrivare Politano. Tutti contenti. Ausilio ci dà l’ok e Marotta lo stoppa. Oggi è un titolare della Roma e della Nazionale”.

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