Mariani: “Dopo tre mesi dall’operazione, parte il periodo di riatletizzazione. Oggi Zaniolo era sereno”

Il Professor Pier Paolo Mariani, il chirurgo che ha operato Zaniolo, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Sky Sport. Queste le sue dichiarazioni:

Che tipo di operazione è stata?
“La ricostruzione del legamento crociato, con associate riparazioni meniscali. Oggi si tende a riparare il menisco, il suo menisco esterno era rotto ed è stato riparato”.

Qual è la tecnica che usa nell’autotrapianto?
“È una tecnica che uso dal 1993 con i professionisti, utilizzando il tendine della rotula e non mi ha mai deluso”.

Nel ’93 operò Aldair che dopo giocò fino ai 40 anni.
“Esatto, il vecchio Pluto e dopo fece anche i Mondiali”.

Come ha trovato Zaniolo dopo l’infortunio ed oggi che è stato dimesso?
“Domenica aveva gli occhi lucidi, è stato un bel colpo per lui. Oggi era sereno e interagiva con gli altri giocatori che ha trovato nel reparto di fisioterapia, con cui ha scherzato e giocato. È motivato e pronto ad intraprendere questa fase di terapia”.

C’è una differenza nel recupero tra un ventenne ed un trentenne?
“Oggi come oggi, la differenza è poca. Il recupero è più o meno uguale”.

Il suo protocollo di recupero dura quattro mesi?
“C’è un po’ di confusione in questo. Io distinguo il protocollo in due fasi: la fase medica, dove io controllo e seguo l’atleta, poi c’è una fase atletica. Un conto è il ritorno all’attività sportiva, un conto è la performance. Il mio protocollo finisce a tre mesi, il mio scopo è ridare un giocatore alla società in perfette condizioni, con alcuni dettagli da sistemare. Come fossi un meccanico, che dà al cliente una macchina riparata e quasi pronta. Dopo ci deve essere il collaudo della macchina, quindi devono esserci i preparatori e lo staff medico della squadra che gli danno quel qualcosa in più che manca per recuperare alla perfezione. Quanto duri poi il periodo di riatletizzazione dipende dal giocatore, dalla sua struttura fisica e muscolare e da tanti altri fattori dove io non intervengo e non faccio previsioni”.

Ha trovato similitudini o differenze con Totti?
“No, forse Totti aveva un atteggiamento più ironico da romano, Zaniolo non ha questo umorismo romanesco. Ha indubbiamente dimostrato un coraggio incredibile e non vedeva l’ora di operarsi”.

Un chirurgo come lei, che opera un patrimonio del calcio italiano, ha paura?
“Le vedi queste rughe (ride, ndr), sono quelle paure a cui ti riferisci. È ovvio, non siamo macchine, sono un uomo”.

C’è un calciatore che ha operato che poi l’ha stupita?
“Sì, ce ne sono tanti. Ognuno ha delle sue caratteristiche, alcuni pazienti sono rimasti nel cuore. Un giocatore di Serie B, Improta (del Benevento, ndr) che aveva avuto una lesione gravissima, con rottura del tendine e ogni tanto ci risentiamo. Oltre a lui, tanti altri, dovrò cominciare a scrivere le memorie forse (ride, ndr)”.

Il rischio di voler tornare prima, può incidere sulle ricadute?
“Il discorso delle ricadute è un discorso complesso, non è legato all’entità del recupero. L’intervento dà stabilità, quella è e quella rimane, quello che poi è necessario in questo periodo di tempo apparentemente lungo è il recupero di meccanismi neuro-motori, che in campo evitano certi stress e sollecitazioni o ridurli. La rieducazione è importante per evitare delle ricadute. Come si è rotto una volta, può riaccadere ancora”.

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