Il riscatto di Olsen

Nell’ennesima notte buia all’Allianz Stadium, l’unico spiraglio di luce è stato il riscatto di Robin Olsen. Lo svedese era reduce da una settimana un po’ complicata per usare un eufemismo, a causa della clamorosa doppia papera subita contro il Genoa, con l’aiuto del VAR ad annullare il gol di Lazovic che avrebbe portato il Grifone sul 2-3.

Da quando è sbarcato nella Capitale, Olsen è stato (ed è) costantemente sotto esame, dal momento che è stato scelto da Monchi come erede di Alisson, autentico trascinatore nella passata stagione sia in campionato che in Champions League. I giallorossi sembravano aver trovato il portiere per i prossimi dieci anni, ma la maxi offerta del Liverpool ha spento i sogni di gloria dei supporters, che si sono poi dovuti “accontentare” dell’estremo difensore titolare della Svezia.

Dopo un avvio in sordina, con il passare delle partite e i frequenti allenamenti con il preparatore Marco Savorani, Olsen ha dimostrato di essere un portiere sicuramente affidabile, tanto che i tifosi sembravano aver dimenticato il brasiliano. Nel suo momento migliore, tuttavia, ecco il duplice inciampo contro il Genoa, che lo avrebbe potuto condizionare in vista della delicatissima sfida contro la Juventus.

Se è vero, però, che i giocatori forti si vedono nelle difficoltà e nelle reazioni, allora Robin Olsen può far parte di questa categoria. Infatti, se la Roma è uscita sconfitta solo per 1-0 il merito è esclusivamente il suo, compiendo almeno 5 interventi decisivi, capitolando solo sul colpo di testa da posizione ravvicinata di Mandzukic. È questa, nel complesso, una delle poche note positive dalle quali ripartire: non capita tutti i giorni, infatti, di fermare Cristiano Ronaldo in ben tre occasioni…

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