Totti a Verissimo: “Vi racconto i miei 28 anni d’amore e non solo”

Dopo le anticipazioni rilasciate nei giorni scorsi, è andata in onda ieri l’intervista integrale di Francesco Totti a ‘Verissimo’, programma su Canale 5. Queste le sue parole:

Sull’autobiografia…
Non è che l’ho scritto io il libro. Io sono molto riservato, in questi 25 anni non mi ho voluto fare molte interviste ma questo libro parla della mia vita privata, quello che tutta la gente non ha mai saputo di me. Sono due cose diverse, il calciatore e l’uomo Francesco. I numeri sono tanti. Anche i 16 anni che ho passato con Ilary sono tanti, devo superare i 25.

Passa il video story di Totti culminato con le immagini dell’addio al calcio del 28 maggio.
E’ un giorno differente da tutti i 25 anni che ho passato. Racchiude una mia cosa personale, ho sempre voluto far felice il popolo romanista, onorarli nel migliore dei modi in Europa e in Italia. Ho cercato in tutti i modi di farli felici, la mia responsabilità era doppia. Romano, romanista, capitano e numero 10. La responsabilità aumentava. Essendo romano ho avuto la fortuna di conoscere tante cose in più rispetto agli altri.

Sei uscito dalla Roma da uomo.
Sono entrato a 12 anni e ho finito a 40. Spero di non aver finito ancora, ma calcisticamente ho fatto questi 28 anni d’amore e passione, è stato il trofeo più bello che abbia mai vinto. Rimanere con la maglia che ho sempre tifato è stato il mio vanto. E’ il trofeo più bello. Sarà banale dirlo, sarò anche matto, ma i colori della Roma per me sono troppo sentiti. La mia seconda pelle.

Avevi 8 mesi quando hai mosso i primi passi col pallone.
Ero a Porto San Giorgio, non c’era neanche la sabbia ma solo sassi e sassolini. Era difficile anche restare in piedi ma ci sono riuscito, non so come. Camminavo piano piano, con la palla vicino. Il mio peluche era la palla. Ancora oggi dormo col pallone? Ilary sarebbe contenta.

Papà per primo ha riconosciuto il tuo talento.
Diciamo di sì, ma lui non mi ha mai fatto un complimento. Anzi mi bastonava, mi diceva ‘sei una pippa, sei una sega’. Anche se facevo due gol lui mi diceva che ne avrei dovuti fare quattro. Mai un complimento, fino a 40 anni. Neanche l’ultimo giorno, ora mi dice ‘mi manchi, non ti vedo più’. Forse è stata quella la mia fortuna. Avere loro, mi hanno insegnato i valori.

Il valore più grande che ti ha trasmesso tuo padre?
Portare rispetto per i più grandi, essere sempre me stesso, l’educazione. Sono i valori che si insegnano ai propri figli.

Mamma Fiorella si studiava a memoria le tue lezioni.
Eravamo in macchina, mentre andavamo agli allenamenti. Per andarci dovevamo fare 80 chilometri tutti i giorni, perché mi veniva a prendere alle 14 e io mi allenavo alle 15. Poi tornavo a casa la sera e studiavo tra le 18 e le 19. Studiavo per modo di dire, la stanchezza mi tirava giù la testa. Mi ha aiutato in tutto.

Eri bravo a scuola?
Diciamo che andavo. Un 6 semplice.

Tu e tua mamma siete rimasti male quando ti hanno bocciato in terza media.
Sì, all’esame. Gli insegnanti di inglese e di musica si erano opposti perché noi che giocavamo a calcio dovevamo fare una gita scolastica a maggio, che purtroppo non è stata fatta perché non c’era il numero sufficiente per partire. Noi dovevamo fare le finali regionali e quindi nessuno è partito. Mi hanno detto di portare certi argomenti all’esame e invece me ne hanno chiesti altri.

Sei migliorato in musica e inglese?
Musica è facile con il flauto. L’inglese un po’ sì, lo capisco ma non lo parlo.

Tuo figlio sì però.
Quella è stata una grande idea di Ilary. Io volevo mandarli a scuola italiana, ma lei si è impuntata sulla scuola americana che sarebbe stata un valore aggiunto. E io la ringrazierò per sempre perché è essenziale oggi.

Volevi fare il benzinaio, magari ti serviva l’inglese.
Insomma, devi solo mettere benzina. Mi piaceva l’odore della benzina, mi fa impazzire. Poi vedevo tanti soldi quando aprivano il portafoglio. Però poi da grande ho capito.

L’incontro con papa Giovanni Paolo II.
C’era l’udienza, c’erano quasi tutte le scuole di Roma. Lui passando saluta e dà la benedizione, va avanti di qualche metro rispetto a me. Poi si ferma, aspetta un secondo, torna indietro, mi prende la testa e mi bacia in fronte. Non mi sono inventato niente. Mamma aveva un sorriso enorme, felice a livelli stratosferici. Forse è stato il destino. Sicuramente mi ha dato qualcosa in più. Sono credente, credo a queste cose. E’ stata sicuramente una fortuna, anche se l’importante è la salute. Poi il resto viene da sé.

Sei un ragazzo molto semplice e umile nonostante la tua incredibile carriera. Non tutti sono così.
Lo dici perché sono qua (ride, ndr). Sono gli insegnamenti della famiglia, la cosa più importante. Sono rimasto sempre così, coi piedi per terra.

Da ragazzo però facevi un sacco di scherzi.
Sì, suonavo ai campanelli e mi fingevo Gerry Scotti. Prima però era diverso, c’era più la vita di strada, più divertimenti. Ora con i social, i telefoni e i computer non c’è dialogo. Prima i ragazzi nascevano per strada e si divertivano. Io con la mia comitiva ristretta di 4-5 ragazzi andavamo e suonavamo, c’erano tante pubblicità. Dicevamo ‘Sono Gerry Scotti’ e scappavamo.

Poi nel programma di Gerry Scotti incontri il tuo destino.
Esatto, gira tutto intorno a lei alla fine (Ilary, ndr).

Siete una bella coppia.
Tu ne sai qualcosa? La conosci bene (rivolgendosi alla conduttrice, Silvia Toffanin).

Le fai un sacco di scherzi.
Dipende.

Lei ti chiede che ore sono.
E io le rispondo.

Ma con l’ora sbagliata.
Ma magari cambio solo di qualche minuto. Lei è un po’ testarda.

Siete insieme da 17 anni.
Parliamo del 2001.

Passa una clip celebrativa della storia d’amore tra Francesco e Ilary.
Mi dovevi far emozionare. Speriamo di finire subito. Eravamo giovani.

Colpo di fulmine.
La vidi in tv quando faceva la letterina. Appena la vidi dissi al mio amico ‘lei diventerà mia moglie, sono pazzo di lei’. Lei era diversa prima, non era così bella. Era un po’ paffutella, l’ho fatta diventare più bella (ride, ndr). Lo dico anche a lei, così lo sappiamo tutti. Ma lei è sempre stata bella. Poi con la nascita dei bambini è migliorata, e migliorerà ancora. Questo però non vuol dire che ci saranno altri bambini.

Tu ne volevi 5.
Sì, ma lei mi ha preso per pazzo. Però piano piano ce la porto. Devo trovare il momento giusto, perché ci stanno settimane… Al momento giusto la devo colpire bene, devo essere bravo. Le sto vicino, per capire la settimana giusta in cui è propensa ed è di buone prospettive.

Come ti sei ingegnato per sposarla?
Un mio amico conosceva la sorella Silvia, le avevo in casa una sera. Lui mi ha presentato la sorella, che mi ha detto che Ilary era fidanzata. E io ho detto ‘sì è fidanzata adesso, poi si vedrà’. Grazie a lei l’ho conosciuta.

Il primo incontro?
In un pub a Roma. Giornata particolarissima, perché lei aveva già perso il telefono. Quindi sono arrivato che era già nervosa. Il tempo dei saluti ed è andata via con la sorella, non mi ha filato. Poi il giorno dopo ho chiesto il numero e abbiamo cominciato a scriverci. Lei però era ligia, precisa perché era anche fidanzata.

L’hai invitata a una partita, il 10 marzo 2002.
La settimana prima l’ho invitata, era il derby. Mi ha detto che sarebbe venuta. Poi il sabato mi scrive la sorella: ‘Ilary forse non viene’. Io ero in ritiro, gelo. E il martedì avevo detto di voler preparare una maglia speciale per lei, all’insaputa di tutti.

Il primo giorno in giacca e cravatta da dirigente?
Ancora non me la metto la cravatta, altrimenti mi sento già vecchio. Dalla cosa brutta di smettere, ho avuto la fortuna di fare 3 mesi di vacanze con la mia famiglia e ho avuto la possibilità di godermi Isabel. Gli altri non me li sono goduti realmente e quotidianamente perché ero in ritiro, ma Isabel me la sono goduta tutti i giorni. Da una cosa brutta c’è stata la cosa bella. Guai a chi mi tocca tutti e tre, ma con Isabel è diverso. Perché ricominci dopo 10 anni con pannolini e pappette. E’ stata una cosa ancora più positiva. Ho passato tre mesi stupendi, se l’avessi saputo avrei smesso prima. Altri figli? Adesso siamo in stand-by.

Siete una famiglia bellissima.
C’è rispetto reciproco, l’amore per i figli non sto qui a dirvelo. Lo sanno tutti cosa si farebbe per i propri figli, non devo spiegare niente a nessuno.

Nel libro c’è scritto tutto questo e non solo.
E’ un libro lungo, anzi abbiamo anche tagliato qualcosa. Devo ringraziare la Rizzoli, Paolo Condò che mi ha dato questa possibilità, parlare di me anche come Francesco. La gente ormai si è pure stancata di sentire di Totti dopo 25 anni, sempre la stessa cosa. Conoscere anche Francesco… A me piacerebbe conoscere il personaggio extra-calcio, è anche meglio. Francesco è un essere umano come tutti.

La serata al Colosseo.
Bellissima serata, non l’ho fatto per il mio compleanno ma per la onlus che dà tutto il ricavato al Bambin Gesù. Non mi piace esternare certe cose, far vedere che faccio beneficienza, ma a volte va fatto.

Una frase per descrivere la tua vita? Un aggettivo?
Quarant’anni unici, è bello. Per me sì, non so per gli altri. Me li sono goduti, ma adesso stiamo in discesa. Ho fatto il giro di boa.

E’ iniziata la tua seconda vita invece.
Vado al contrario allora.

Roma-Viktoria Plzen, Pastore dà forfait. Kolarov chiamato agli straordinari

L’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport ha fatto il punto sulle possibili scelte di Di Francesco in vista dell’esordio casalingo in Champions di martedì sera contro il Viktoria Plzen. Confermate le assenze di Pastore, che dovrebbe rientrarare dopo la sosta, e di De Rossi alle prese da tempo con un infiammazione al ginocchio destro, potrebbe rivedersi dal primo minuto invece Ünder, che ha riposato nel derby. In difesa straordinari per Kolarov, anche lui non al meglio a causa di una frattura al dito, in caso di forfait del serbo comunque sarebbe pronto a cambiare fascia Santon, mentre potrebbe esserci un cambio tra i centrali con Marcano o Jesus pronti a rimpiazzare uno tra Fazio e Manolas.

Gara corretta: solo sbavature per Rocchi. Regolari i gol, giusti i cartellini gialli

IL TEMPO (F. SCHITO) -In uno dei derby più tranquilli degli ultimi anni, Rocchi se la cava piuttosto bene. C’è un episodio da segnalare: si tratta del fuorigioco di Immobile rilevato da Di Liberatore sulla rimessa laterale effettuata da Lulic nel primo tempo. Un errore talmente incredibile che risulta difficile da commentare, il fischietto di Firenze si è lasciato condizionare dalla segnalazione dell‘assistente: avrebbe potuto non fischiare. Tolto questo, è stata ottimale la gestione dei cartellini e corretta la segnalazione dei fuorigioco. Giusto convalidare la rete del 3-1 della Roma siglata da  sugli sviluppi di un calcio di punizione. Coadiuvato dalla Var, l‘assistente di Rocchi ha visto giusto: la posizione del centrale giallorosso era regolare grazie al piede di Milinkovic. Regolare anche il primo gol di Pellegrini, dopo la valutazione del contatto tra  e Strakosha. L‘attaccante romanista, sbilanciato dal corpo a corpo con Luiz Felipe, si è trovato a franare sull’estremo difensore biancoceleste. Un appunto a Rocchi: pochi i quattro minuti di recupero nella ripresa, potevano starcene due in più.

La Roma risorge, sparisce la Lazio

IL MESSAGGERO (U. TRANI) – Il derby fa proprio storia a sè. Basta vedere come lo conquista la Roma, presentatasi alla Partita in ritardo sulla Lazio in classifica (e nonostante il successo rimane comunque a -1) e in piena crisi d’identità. E’ suo con questo 3 a 1 che non fa una piega. Ampiamente meritato perché rispecchia quanto visto sotto il sole dell’Olimpico che ha illuminato solo i giallorossi, squagliando invece i biancocelesti, planati in campo con la convinzione che fosse sufficiente la striscia delle 5 vittorie consecutive per dare un senso alla giornata. Sono le chance create a far capire come mai sia finita così. Olsen ha avuto poco o niente da fare; Strakosha, più impegnato del collega, non ha resistito in piedi: il suo ko è quello della squadra. , pur restando lontano 10 punti dalla  capolista e ancora fuori dalla zona , ha dunque rialzato la testa nel pomeriggio probabilmente cruciale della sua avventura nella Capitale. Ha scelto bene all’inizio e ha cambiato correttamente in corsa. Ha trasmesso i suoi concetti che hanno garantito il pieno controllo della sfida, vinta con l’organizzazione e la personalità, ultimamente mancate al suo gruppo. La differenza nella qualità degli interpreti lo lo ha agevolato in ogni reparto. E Inzaghi se n’è accorto sia all’alba del match che più tardi. Quando i migliori steccano, ecco che anche le correzioni sono a salve.
RIPARTENZA ALTRUI  – In contromano l’inizio del derby. Il pressing della Lazio, alto e aggressivo, sorprende la Roma. Ma non è efficace: Luis Alberto è in letargo, Milinkovic intermittente. Tentativi fiacchi di Marusic e Immobile. In totale 20 minuti di morbidezza biancoceleste in attacco. E di timidezza giallorossa in attesa. Il  di , con  alzato davanti a Santon per rendere meno spregiudicato il sistema di gioco, tiene con  e Nzonzi. Loro e i centrali  e  fanno muro e permettono, già a metà tempo, di sfruttare il contropiede, rubando proprio l’idea a Inzaghi che di solito lo usa semplice e concreto.  ed  partono e colpiscono, Strakosha ancora non barcolla. Olsendevia su Immobile, ma la Roma ormai riparte senza trovare ostacoli. Si arrende Pastore, occupatosi fin lì più di Leiva che della rifinitura. Entra Lorenzo Pellegrini e da trequartista. Si prenderà il derby in prima persona. Iniziando con il tacco del vantaggio (10° marcatore stagionale): anche a Cinecittà, dunque, conoscono quella giocata spalle alla porta. Luiz Felipe e Strakosha, lo stesso Caceres, partecipano, loro colpevolmente, all’azione che indirizza il match prima dell’intervallo.
A SENSO UNICO – La Roma, pure nella ripresa, non modifica il copione. La ripartenza è sempre su  e adesso pure su  che si riconosce nel vecchio ruolo.  c’è, di sponda. Come per il 1° gol. Solo che l’egoismo, suo e di  che è il primo a peccare, rischia di far saltare il piano di . Inzaghi, con 2 sostituzioni, si specchia nel collega e passa al : a destra Correa, fuori Luis Alberto, Badelj accanto a Leiva in mezzo e Parolo richiamato in panchina. Il pari non viene dalle sue mosse ma dalla gaffe di . Che regala la palla e il pari a Immobile (4° gol in questo torneo). La Lazio, però, resta fragile e vulnerabile. Percussione di Pellegrini, steso da Badelj. Punizione dal limite: sinistro dell’ex Kolarov e dormita di Strakosha per il nuovo vantaggio.  interviene per archiviare il match e vincere il 2° di fila: Cristante per De Rosi e il  che, in fase difensiva, è l’equilibrato 4-1-4-1 con Nzonzi di guardia. Paratina di Olsens su Milinkovic. La Roma quando riparte, invece, rimane pericolosa. Pure con Jesus per  e per il 5-3-2 in risposta al 4-4-2, con Caicedo in campo per Lulic. Pellegrini, su punizione, abbassa il sipario con l’arcobaleno per  che si riabilita: testa per il tris, da centravanti.

Roma-Lazio: risentimento al polpaccio sinistro per Pastore. Allarme rientrato per De Rossi: solo infiammazione al ginocchio

Termina al 36′ la prima stracittadina per Javier Pastore. Il Flaco, infatti, ha chiesto il cambio, abbandonando il match contro la Lazio dopo poco più di 30 minuti, lasciando il posto a Lorenzo Pellegrini, per un risentimento al polpaccio sinistro. Nelle prossime ore saranno valutate le condizioni del fantasista argentino. Il numero 27 giallorosso ha avvertito dolore al polpaccio sinistro e non al destro che lo aveva già tormentato nella precedente esperienza al Psg. 

Anche il  Daniele  è uscito anzitempo dal match e ha lasciato il campo a Bryan Cristante al 74′. Il 16 romanista, uscito dolorante, ha accusato un’infiammazione al ginocchio per una cisti al menisco esterno: nulla di preoccupante per , per il quale sarà necessario un po’ di riposo e terapia.

Inzaghi deluso: «Il K.O. è giusto, noi poco cattivi»

Aveva chiesto fame, concentrazione e cattiveria agonistica. Forse temeva che la sua squadra potesse difettare proprio in questi aspetti. Simone Inzaghi non si sbagliava. Perché il derby ha detto esattamente questo: da una parte una squadra molto più motivata, la Roma. Dall’altra una Lazio che ha interpretato la sfida come se si trattasse di un partita come le altre. «La Roma ci ha creduto di più ed ha vinto meritatamente – riconosce il tecnico della Lazio –. Gli episodi ci sono stati sfavorevoli, perché abbiamo preso gol su due calci da fermo e su un rinvio del , che è quasi un altro calcio da fermo. Però la Roma ci ha messo maggiore cattiveria, alla fine il risultato è giusto. Noi avremmo dovuto metterci più attenzione e affrontare la partita con uno spirito diverso. Abbiamo fatto bene i primi venti minuti, poi siamo venuti meno. Peccato solo per non essere riusciti a gestire la situazione dopo il pareggio di Immobile». [..]

(gasport)

La gioia di Di Francesco

IL MESSAGGERO (S. CARINA) – vince anche il derby e allontana definitivamente i fantasmi che avevano aleggiato sulla sua panchina dopo il ko di . Lo fa, ritrovando squadra e uomini: «Abbiamo disputato un derby da uomini, era quello che avevo chiesto. Ci attacchiamo a tante cose, anche ai fantasmi, invece dobbiamo continuare con questa applicazione e questo atteggiamento che ci darà tante soddisfazioni. In ritiro abbiamo tirato fuori le paure, le situazioni di difficoltà e il malcontento in alcune situazioni».

 

IDENTITÀ – Due vittorie in 4 giorni, sono il miglior viatico per la : «Sono molto contento, la predisposizione di tutti di restare corti vuol dire che non abbiamo perso l’identità che ho trasmesso lo scorso anno. I risultati possono anche venire meno, ma in campo voglio vedere una squadra applicata. Ora non dobbiamo fermarci e vincere anche martedì in Europa». L’analisi della gara: «Abbiamo fatto un po’ di fatica all’inizio, soprattutto nei primi 10 minuti dove la Lazio ci pressava alti. Poi siamo venuti fuori alla grande e nell’interpretazione generale siamo stati una squadra tosta. E dopo l’errore di  ero sicuro che anche avremmo avuto l’opportunità per rifargli gol. E così è accaduto». Si coccola lo straordinario Pellegrini («Con il mio integralismo, ogni tanto ho giocato  anche a … Lorenzo ha già giocato così, ha le giuste caratteristiche per poterlo fare: corsa e continuità tecnica. Non correndo indietro può essere anche più lucido») e difende , apparso molto nervoso: «In alcune situazioni aveva ragione a lamentarsi con i compagni perché poteva essere servito in maniera differente, ma me lo tengo stretto. Deve solo capire che in certi momenti della partita bisogna anche saper soffrire senza pensare a fare gol».Quelli, magari, il bosniaco li avrà conservati per martedì contro il Plzen.

Un colpo di tacco dritto al cuore: magnifico Lorenzo

IL MESSAGGERO (M. FERRETTI) – Ah, ma allora è un vizio… Altro giro, altra partita e altro colpo di tacco vincente. E ancora una volta sotto la Nord. La Roma ci ha preso gusto: due volte Pastore, poi Lorenzo Pellegrini. Chissà se anche stavolta Jim  si dirà disgustato per lo spettacolo offerto dalla Roma. Dipende, come sempre, da chi gli spiega la partita. Pellegrini, il dominatore del derby. E non soltanto per quell’invenzione balistica con il risultato ancora fissato sulla parità: Lorenzo ha dominato il derby con la sua ritrovata classe unita ad una strepitosa presenza in campo. Da veterano, altro che ragazzino cresciuto nel vivaio di Trigoria. Il gol (e che gol!), l’assist per la testa di  e prima ancora la conquista del calcio di punizione poi trasformato in oro da Kolarov. Una prova completa. Finalmente. Aveva forse più bisogno lui che la inaccettabile, inammissibile (lei sì…) Roma d’avvio campionato di una gara così: gli serviva un colpo d’autore, aveva la necessità di sentirsi importante, di lasciare il segno e c’è riuscito nella partita emotivamente più difficile per un romano e romanista. E pensare che non era stato neppure inserito nella lista dei titolari ma, si sa, il calcio è strano. E talvolta stranamente molto bello. Fuori Pastore, dentro Pellegrini: cambio di tacco, ma un altro gol di tacco. Una tradizione, ormai.

 

LA RINASCITA  – In meno di novanta minuti, la Roma ha recuperato il suo futuro. Era impensabile che Lorenzo avesse dimenticato come si gioca a pallone, ma tutta un serie di piccoli fattori gli avevano rovinato l’inizio della stagione. Arrivando al punto di non avere più la certezza del posto. Poi, come capita nelle favole a lieto fine, ecco il derby. E tutto incredibilmente cambia. Pellegrini incanta compagni e avversari, oltre che i tifosi della Roma allo stadio o davanti alla tv. Pur giostrando in una posizione per lui anomala: trequartista sì, ma a modo suo. Cioè andandosi a cercare il pallone, a suo piacimento, in ogni angolo del campo, non in una posizione statuaria, quasi immobile. Quindi marcabile. Pellegrini, invece, a tratti è stato immarcabile, creando un mare di guai alla squadra di Simone Inzaghi. Una rappresentazione inedita del ruolo, una prestazione talvolta un filo troppo nervosa ma molto molto concreta. Roba da leccarsi i baffi. E quando EDF l’ha spostato da mezzala nel 4-1-4-1 finale, Lorenzo non ha tradito le attese. Chiudendo con assoluta dignità anche nel concitato 5-3-2 che ha accompagnato il triplice fischio di Rocchi.

 

C’ERA UNA SVOLTA – Un gol al derby ti può cambiare la vita, si sa. Figuriamoci, quindi, quanto te la possa cambiare un gol, una vittoria con la tua firma e con unaprestazione sontuosa come quella sfoderata ieri. Se i trepuntidell’Olimpicoconsentono alla Roma di ripartite, è probabile che adesso la vittoria darà la possibilità a Pellegrini di ritagliarsi uno spazio più ampio nell’undici giallorosso. Nessuno comeDiFrancesco lo conosce e sa quanto vale, e nessuno più del tecnico abruzzese sa come metterci lemani.Giocare a Romanon è così semplice come farlo a : Eusebio l’ha ripetuto mille volte, segno che Lorenzo aveva bisogno di capire e crescere. Ora, però, il tempo dell’attesa sembra finito. È arrivato ilmomento di dare continuità alla prestazioni: lui ha tutti gli strumenti per farlo. E adesso che si è tolto anche lo sfizio dimostrare leorecchiealpubblicodopo il gol, è probabile che il passato l’abbia messo definitivamente in archivio. Chissà, forse è solo una speranzamadopo averlo vistogiocare così bene contro la Lazio somigliatantoadunacertezza.

Eroico Kolarov, gioca e segna con un dito del piede fratturato

IL MESSAGGERO (G. LENGUA) – C’è un segreto dietro alla punizione magistrale segnata da Aleksandar Kolarov durante il derby. Il terzino ha svelato ai magazzinieri della Lazio, che conosce da molti anni, di aver notato la posizione infelice di Strakosha: «Ho visto che si era messo male dietro la barriera e allora ho calciato in quel modo». Allo sguardo attento del serbo si aggiunge anche un altro dettaglio: Kolarov ha giocato tutta partita con la falange prossimale del quinto dito sinistro del piede fratturata, un infortunio svelato da Daniele  nel post partita: «Non lo ha detto nessuno e ha preso tanti insulti nel riscaldamento con il », ha confessato il  romanista sostituito per un’infiammazione al ginocchio causata da una cisti al menisco esterno che lo costringerà al riposo contro il Viktoria Plzen.
CAPITAN DERBY – Il centrocampista è poi tornato sulla partita vinta contro la Lazio: «Quando le cose vanno male tutti si mettono in discussione, società, allenatori, giocatori, ma abbiamo dimostrato di essere una squadra che ci tiene, fatta da persone serie. La sconfitta sarebbe stata una mazzata, vincere ci può dare lo slancio. Prima di giocare ero quasi contento di non perderlo questo derby, c’era un grosso pessimismo. Avremmo visto momenti brutti, magari un altro ritiro».  ha poi dedicato la vittoria della stracittadina all’ex ds Walter , alle prese con problemi di salute. Tornando a Kolarov, è stato lui ha spianare la strada verso la vittoria: «Ci voleva un momento così. Credo che le partite con il  e il Chievo si debbano vincere anche se giochiamo in 8/9 giocatori. Sono contento per Pellegrini, è un giocatore fortissimo con tanta pressione sulle spalle che oggi, però, ha dimostrato di sapere reggere». Pastore ha chiesto il cambio per un risentimento muscolare al polpaccio sinistro (non quello che solitamente gli dà problemi): controlli tra oggi e domani e salterà il martedì di .

Derby, i tifosi laziali entreranno a partita iniziata: “E non faremo coreografia”

l comunicato degli Irriducibili in vista del match di oggi: “Ci saranno comunque 90 minuti di tifo”

Il settore più caldo del tifo laziale ha deciso: entreranno a partita iniziata e non esporranno nessuna coreografia. La notizia era nell’aria da alcuni giorni ma ieri è arrivato il comunicato del gruppo Irriducibili che ha sancito l’ufficialità della decisione:

“Purtroppo come avevamo preannunciato la Curva Nord non attuerà nessun tipo di scenografia contro repressioni e benpensanti! Entreremo a partita iniziata! Noi, al contrario di chi avremo di fronte, abbiamo dato durante gli anni alla nostra tifoseria la possibilità di tornare a casa comunque vittoriosa a prescindere dal risultato sportivo. Questa volta tutto questo non ci sarà! Ci saranno comunque 90 minuti di tifo incessante per la nostra amata Lazio. Non imponiamo a nessuno la nostra decisione in quanto è una scelta di gruppo. Ma chiediamo comunque di non occupare i posti in basso della Curva fino alla nostra entrata”.

 

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