Mercato, Lamela: “Juve o Roma nel mio futuro? Chissà”

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Erik Lamela, al termine della partita pareggiata per 0-0 tra il suo Tottenham e il Chelsea, ha rilasciato alcune dichiarazioni circa il suo futuro. Queste le sue parole:

La in futuro? Penso di no e ho sempre pensato solo al Tottenham, qui mi fanno sentire importante. Per il momento è difficile un mio trasferimento ma magari in un futuro perchè no. Anche alla Roma

(fox sports)

Sportivo dell’Anno: Francesco Totti quarto classificato!

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NOTIZIE AS ROMA – Valentino Rossi è stato decretato vincitore della prima edizione di Sportivo dell’Anno, la nuova applicazione di Facebook ideata da www.superscommesse.it che mette in sfida i migliori sportivi ancora in attività.

128 gli atleti partecipanti, sia italiani che stranieri, ma il podio finale è totalmente nostrano. Il marchigiano Valentino Rossi, con 715 voti, è il vincitore di questa innovativa iniziativa social.

Sfida virtuale ma competizione reale perché i protagonisti sono stati proprio i tifosi che hanno portato alla vittoria il proprio sportivo preferito votandolo. Sul podio, oltre al marchigiano Valentino Rossi, troviamo il sardo Fabio Aru con 183 voti, il siculo Vincenzo Nibali con 83 voti, e il romano Francesco Totti con 69 voti.

Maria Sensi: “Ho paura che la Roma chiuda. Senza stadio gli americani se ne vanno”

bis1                       NOTIZIE AS ROMA – Il 2-0 rifilato dall’Atalanta alla Roma fa discutere e a riguardo si esprime anche la moglie dell’ex presidente Franco Sensi, Maria. Queste le sue dichiarazioni sulla società giallorossa a Radio Radio: “Allo stadio, in Tribuna Autorità i dirigenti della Roma nemmeno mi salutano. E quei pochi che vorrebbero farlo hanno pure paura di farsi vedere. Mi danno due biglietti dello stadio, e li ringrazio. Ma il parcheggio all’interno dello stadio no. Io non son una nemica della Roma. Io continuo ad andare allo stadio perché l’amore per questa squadra, nel nome di mio marito e mio suocero, lo porterò per sempre. Io ho paura che la Roma chiuda. Se non gli danno la possibilità di costruire lo stadio, gli americani se ne vanno. E poi la Banca la regalerà al primo che arriva. Alla Roma di Sensi la stampa faceva le pulci su ogni cosa. Oggi nessuno si azzarda a parlar male degli americani. Quante cose capisco ora…”

D’Amico su MAZZARRI : “Roma piazza importante ma al momento non c’è stato nessun contatto”

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LAROMA24.IT (Paolo Rocchetti) – Andrea D’amico, agente di numerosi calciatori che cura gli interessi anche dell’ex tecnico dell’InterWalter Mazzarri, ha parlato in esclusiva alla redazione de LAROMA24.IT circa l’ipotesi di vederlo sulla panchina della Roma in caso di esonero di .

Uno dei primi nomi che i media hanno fatto nelle ultime ore come possibile sostituto di è quello di Walter Mazzarri
Al momento non ci sono novità sul futuro del mister

Sarebbe una piazza gradita per il tecnico? 
Roma è sicuramente una piazza molto importante ma non ha senso parlare ora, sono discorsi prematuri. Non abbiamo avuto contatti con il club.

In caso di risultato negativo contro il Torino, la panchina del tecnico francese potrebbe saltare già sabato sera
Allora ci chiameranno se questo dovesse accadere…

Roma, Di Francesco: “Io al posto di Garcia? Lasciamolo lavorare al meglio”

di-francescoIl tecnico del Sassuolo ha aggiunto: “Non mi preoccupo di quello che si dice, fa piacere comunque venire accostati a delle grandi squadre.”

Eusebio Di Francesco, allenatore del Sassuolo, al termine della partita pareggiata contro la Fiorentina, ha parlato delle voci circolate nelle ultime ore su presunto interesse della Roma nei suoi confronti. Ecco le sue dichiarazioni:“Io alla Roma? Non mi preoccupo di quello che si dice, fa piacere comunque venire accostati a delle grandi squadre. Facciamo lavorare Garcia al meglio, ha fatto benissimo in questi due anni ed è ancora in corsa su tutti i fronti. Da allenatore, capisco le difficoltà che possono nascere in determinati momenti”

Roma, Garcia alla squadra: “Voglio una reazione, dimostrate di essere uomini. Ho fiducia in voi”

Roma's coach from France Rudi Garcia looks on before the Italian Serie A football match AS Roma vs Atalanta on November 29, 2015 at Rome's Olympic stadium. AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO / AFP / ANDREAS SOLARO        (Photo credit should read ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Confronto tra e la Roma all’indomani del ko con l’Atalanta. Il tecnico giallorosso ha tenuto a rapporto i giocatori prima dell’inizio dell’allenamento odierno. “Voglio una reazione, è in questi momenti di difficoltà che si vede un gruppo. Ho fiducia in voi”, il senso del discorso del tecnico francese, rivelato dal canale ufficiale del club.

(roma tv)

«È in momenti del genere che bisogna dimostrare di essere uomini e noi dobbiamo far vedere di essere un gruppo di qualità, per questo mi aspetto una reazione immediata, già da sabato a Torino». È questo il senso del discorso tenuto da alla Roma nello spogliatoio di Trigoria questa mattina alla ripresa degli allenamenti.

Il tecnico della Roma, dopo aver comunicato ai giocatori la decisione di restare in ritiro nel centro sportivo giovedì sera, ha ribadito la necessità di «lavorare duramente e con umiltà, mantenendo la testa alta» per uscire dalla crisi aperta dal ko con l’Atalanta. ha quindi invitato tutti a «non perdere la fiducia» ricordando che la buona prestazione offerta nel derby è distante appena tre settimane.

(ansa)

Roma, la punizione di Garcia: tutti in ritiro da giovedì. Per il futuro c’è Conte

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REPUBBLICA.IT (M. PINCI) – La peggiore difesa degli ultimi cinquant’anni è il biglietto da visita della nuova frana. La peggiore difesa della storia moderna della Roma con 33 reti incassate, le stesse della stagione in cui si avvicendarono sulla panchina Prandelli, Voller e Delneri, sta lì a urlare al mondo che la Roma s’è rotta, di nuovo. Come un anno fa. La domanda, inevitabilmente, è allora una soltanto: resisterà stavolta alle scosse telluriche? La resa dei conti per ora è rimandata, appuntamento il 9 dicembre: quando l’ultima parola, più che Pallotta, atteso a Roma proprio in quelle ore, dovrà metterla il Bate Borisov. Intanto arrivano due provvedimenti: ritiro anticipato dalla sera di giovedì e annullamento del giorno di riposo fissato per martedì. ma basterà?

, DECIDE IL BATE. POI OBIETTIVO Gli ottavi di League: passa da questo obiettivo il futuro romano di . Quello a breve termine, ovviamente. Eppure domenica per la prima volta, forse, la squadra ha dato segnali palesi di scollamento, lasciando all’Atalanta la partita, abbandonandosi, smettendo di lottare molto prima del fischio finale. Se ne sono accorti i dirigenti, se ne è accorto che a fine gara ha “sequestrato” la squadra per metterla di fronte alla situazione. I volti sgomenti con cui i calciatori hanno lasciato lo stadio, in testa, sono la fotografia dello spirito di squadra attuale. Per ora resta: lui non si dimette e lo dice forte. La Roma non lo caccia per non buttare via tutto: servirebbe un traghettatore, e in questo senso le alternative sono pochissime, forse il solo Lippi. I pensieri infatti sono rivolti già all’estate, e alla tentazione di affidare il futuro a . Il presente però rischia di imporre una scelta diversa, e molto, o tutto dipenderà dal passaggio del turno in League, a questo punto troppo vicino per non essere colto. E perdere quei quasi 20 milioni che a Trigoria già assaporano potrebbe davvero essere fatale, nonostante i 14 milioni di stipendio garantiti a da qui al 2019.

RITIRO ANTICIPATO E NIENTE RIPOSO – In ogni caso il “dies irae” del pomeriggio di domenica ha prodotto scosse più o meno definitive: e i dirigenti hanno deciso per il ritiro anticipato della squadra, che si radunerà a Trigoria già da giovedì sera. In più, annullato il giorno di riposo fissato inizialmente per martedì. Punizioni, segnali per chiedere attenzione. Ma non solo. Orami è certo anche l’addio di , annunciato dai fischi dell’Olimpico e poi a partita finita dal ds (“Volevamo salvargli la vita, troveremo una soluzione per lui”), che ha pure certificato l’intenzione di rinnovare la rosa già a gennaio (“Pensavo che non saremmo intervenuti ma questa partita mi ha convinto che dovremo fare delle valutazioni”). Arriveranno due, forse tre nuovi calciatori, un difensore e un attaccante esterno, magari anche un terzino sinistro.  Quasi che la società condivida il timore espresso da dopo il novantesimo: “Così rischiamo di fare il botto, come l’anno scorso”. In una settimana la Roma si giocherà tutte le fiches che ha ancora in mano: il viaggio a Torino, il Bate all’Olimpico e poi . Alle vacanze di Natale a quel punto mancheranno ancora 90 minuti: ma sarà già chiarissimo come e con chi ripartirà nel 2016 la Roma.

Alessandro Florenzi tra i 3 finalisti del FIFA Puskás Award – Bello de Nonna :)

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Florenzi tra i 3 finalisti del FIFA Puskás Award

Il gol realizzato da Alessandro Florenzi da oltre 50 metri contro i campioni d’Europa del Barcellona nel match inaugurale del Gruppo E della Champions League 2015-16, è stato inserito tra i tre finalisti del FIFA Puskás Award. Nella corsa alla vittoria del prestigioso premio la rete di Florenzi sarà in votazione con quella dell’argentino Lionel Messi e del brasiliano Wendell Lira, che sono risultate quelle più votate dai tifosi sul sito della FIFA a partire da una lista iniziale di dieci nomination.

Ad annunciare la short-list del premio oggi, 30 novembre, è stata la FIFA con un post sul suo profilo Twitter ufficiale.

Florenzi, come uno dei tre finalisti del premio avrà quindi diritto a partecipare alla cerimonia per l’assegnazione del Pallone d’oro edizione 2015 che si terrà a Zurigo l’11 gennaio 2016.

Il pallonetto da quasi centrocampo con cui il numero 24 giallorosso ha sorpreso Ter Stegen al minuto 31 della gara interna contro il Barcellona fece il giro il mondo nei giorni successivi alla gara dell’Olimpico di Champions e ora è stato premiato anche dai tifosi di calcio internazionale in questa prima parte delle votazioni sul sito della FIFA.

Il gol di Florenzi se la vedrà con quello di Lionel Messi, realizzato con il Barcellona contro l’Athletic Bilbao nella finale di Coppa del Re del maggio 2015 e con quello di Wendell Lira, segnato con il Goianésia ai danni dell’Atletico Goianiense in una gara del campionato Goiano l’11 marzo 2015.

IL PUNTO DEL LUNEDI’ – Garlando, Vocalelli, Crosetti, Caputi, De Bellis, Mei, Garanzini, Giubilo, Beha

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LAROMA24.IT – Rudi aveva promesso una Roma battagliera, ma ieri pomeriggio all’Olimpico i (pochi) tifosi presenti hanno dovuto assistere a una nuova sconfitta, questa volta contro l’Atalanta. Ancora inspiegabile l’atteggiamento della squadra, tutto meno che combattente, tanto da meritarsi i fischi a fine partita. Difficile accampare scuse o trovare alibi per una prestazione del genere, in cui il francese è imputato come maggior responsabile del difficile periodo dei giallorossi.

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Ecco i commenti di alcuni degli opinionisti più importanti della stampa, pubblicati sulle colonne dei quotidiani oggi in edicola.
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LA GAZZETTA DELLO SPORT (L. GARLANDO)
Da e O’ Ney a polenta e osei cambia poco: la Roma le prende. Sculacciata da catalani e bergamaschi. , Papu Gomez, Maxi Moralez… Non mostrate più argentini di piccola taglia a o va in analisi. Le sconfitte contro e Atalanta sembrano arrivare da mondi diversi, in realtà sono figlie della stessa anima malata. Una settimana fa la Roma si dimenticò di giocare il primo tempo a perché il campo era troppo inzuppato. Al Camp Nou è scesa in pantofole e non faceva neppure falli per fermare il che segnava un gol dietro l’altro, perché nel pomeriggio il Bayer aveva pareggiato e il risultato contava poco. Sempre un alibi. (…) Troppo spesso la Roma scende in campo con l’entusiasmo di un impiegato il lunedì mattina. Se deve affrontare la o giocarsi il derby, si eccita, incendia le sue poderose potenzialità e vince. Altrimenti, per svegliarsi, ha bisogno di prendere sberloni come a . Prima di parlare del ruolo di e di questioni tattiche, la Roma deve guarire dalla sua vera malattia: l’anima molle, l’anemia motivazionale. , che neppure dopo l’umiliazione del Camp Nou è riuscito a evocare lo spirito da battaglia promesso, è il primo colpevole, ma non il solo. Come può una squadra che è stata asfaltata a quel modo a non sbranare l’erba dal primo minuto per riabilitarsi agli occhi del proprio popolo? Se un allenatore dovrà prendere il posto di , dovrà uscire dalla scuola di Mourinho e , condottieri di polso che sanno parlare all’anima e gonfiarla; che sanno educare l’etica del sacrificio e della sofferenza. Perché questa Roma, con la qualità che possiede, se avesse le voglie della splendida Atalanta, se riuscisse a imporsi il motto bergamasco «adess, adoss!», sarebbe la candidata numero uno allo scudetto (…)

 

CORRIERE DELLO SPORT (A. VOCALELLI)
Sono successe tante in questo lunghissimo turno di campionato (…) Già, perché le due squadre romane hanno perso contemporaneamente e meritano un approfondimento particolare. A cominciare dai giallorossi che, dopo l’umiliazione di , sono stati battuti dall’Atalanta. Stavolta di fronte non c’era ma Gomez, sulla panchina avversaria non c’era Luis Enrique ma il bravissimo Reja, colpevolmente considerato un difensivista. (…) Fatto sta che la Roma è naufragata anche in campionato. A fine partita ha blindato la posizione del tecnico, anche se le voci di corridoio insistono nel far sapere che sarà decisiva la partita col Bate Borisov. Un crocevia, parere strettamente personale, assolutamente sbagliato, a meno di non considerare il calcio e la missione della Roma solo dal punto di vista economico. La partita con l’Atalanta, e la prossima col Torino, sono addirittura più importanti di quella con i bielorussi. Perché il vero grande obiettivo della Roma era e resta lottare per lo scudetto, difficile pensare di poter invece andare sino in fondo in , contro Bayern o Real, o Psg.

 

LA REPUBBLICA (M. CROSETTI)
Nello strano mondo della Roma, stavolta tutto può finire prima ancora di cominciare. Non lo dice la classifica ma il campo. Lo dice una panchina che ormai sembra vuota. Lo hanno detto i sei schiaffi di e lo ha detto pure l’Atalanta. Lo dice una proprietà che sta sempre a Boston, nientemeno. Invece dice che non mollerà, che bisogna restare umili, che oltre le nuvole c’è il blu: ma sembra più quello dei lividi che del cielo.

La caduta giallorossa forse cominciò contro il Bayern, un lutto mai elaborato, o magari contro la a Torino, un anno fa: troppe parole, prima e dopo, anche di e non poche superflue. Ma quel crollo ha poi preso forma nel mezzo campionato successivo, chiuso al secondo posto solo per assenza di rivali. Erano indizi forti di scollamento che la società ha ignorato. Mancava un centravanti: arrivato. Serviva un altro contropiedista: preso. Cure palliative. Con e Gervinho fuori, con a fine avventura per mille logiche ragioni, la Roma è una squadra smarrita, debolissima in difesa perché incapace di difendere collettivamente. Le resta il miglior attacco della serie A, però è stata violata già 17 volte. Nelle ultime tre partite ha preso 10 gol. In questi casi ci si chiede se i giocatori abbiano già esonerato l’allenatore, a volte succede. Ora ha due gare per salvare il posto, sabato contro il Toro e poi la contro il Bate Borisov, tutto in quattro giorni. Le alternative sono comunque ipotesi fragili, nessun grande allenatore salta sul treno della Roma a dicembre. Se poi arrivasse qualche segnale più chiaro dall’America, non sarebbe male: anche per i tifosi, molto critici se non assenti. C’è da capirli, un po’ per il gioco della Roma e un po’ per la fatica dell’Olimpico: più facile entrare alla Banca d’Italia.

 

IL MESSAGGERO (M. CAPUTI)
Com’è triste Roma. Le due squadre della Capitale, dopo l’ennesima vigilia di buoni propositi, sono uscite malinconicamente sconfitte, confermando il loro grave stato di crisi. I motivi e il peso del preoccupante momento sono diversi, non la sostanza. I primi a finire sul banco degli imputati, pur non essendo gli unici responsabili, sono i due tecnici: e Pioli. Il vento che soffia alle loro spalle è di bufera: da una parte c’è l’assoluta assenza di gioco e organizzazione, dall’altra ci sono sette sconfitte in quattordici gare, con addirittura un punto solo racimolato nelle ultime cinque. A rendere poco sostenibile la situazione è soprattutto l’incapacità di invertire la rotta, con i giocatori che non sembrano rispondere alle sollecitazioni. I guerrieri invocati da in conferenza stampa non sono mai entrati in campo, la squadra era completamente vuota di spirito e di idee. Non bastano gli slogan e i cambi in difesa di alcuni elementi per rimettere in sesto la squadra: quando i singoli non inventano la giocata o gli imprevedibili e Gervinho sono assenti, tutti i limiti del tecnico francese vengono a galla. La Roma non ha un gioco e per questo non sarà mai ”squadra”, solo una formazione di tante belle individualità esposta ai cali di tensione e alle brutte figure. (…). Il rischio per la Roma di perdere il treno scudetto, se non addirittura la zona , vista la situazione, è concreto. (…) Alle due società spetta il compito di agire e scegliere le soluzioni migliori.

 

IL GIORNALE (A. DE BELLIS)
Al solito il più lucido è stato : «Sarebbe da infami dare tutte le colpe all’allenatore». La Roma che si scioglie è il caso del momento. Perché, con la crollata all’inizio del campionato, sembrava che questo non potesse che essere l’anno della Roma, unica a tenerne il passo fino a un certo punto del campionato nei due anni precedenti e quest’anno agevolata sulla carta dai primi risultati del campionato. Invece è il contrario, è come se, in una stagione in cui dovrebbe stare davanti a tutti, non se ne sentisse capace. Sconfitta in casa 0-2 dall’Atalanta, dopo l’imbarazzante 6-1 preso a in . L’allenatore, dicono tutti. Forse, però, lo dicono in troppi. Sicuro che sia soltanto lui? E inaccettabile, come ha fatto , presentarsi in casa della squadra più forte del mondo per farsi prendere a pallonate. Ma gli altri? A un allenatore puoi imputare errori tattici e di personalità, non l’errore individuale di un difensore che consegna il pallone all’avversario. Cacciare gli allenatori è facile: basta avere i soldi per continuare a pagarli pur scegliendo di sostituirli. E poi? Per dirne una: la Sampdoria ha licenziato Zenga e ha subito due sconfitte consecutive. L’effetto salvifico dell’esonero è un alibi più o meno costante: serve soltanto a non far passare presidenti per inetti. Come se in caso di periodo negativo si debba per forza cambiare un uomo. Uno solo. Per tutti. 0, più probabilmente, per se stessi.

 

IL MESSAGGERO (P. MEI)
La Roma va a rotoli: la pallanuoto di e la valanga blaugrana del Camp Nou avevano qualche piccola scusa, ma ora c’era questa Atalanta che il non è e difatti ha segnato solo due volte; la Roma è “non pervenuta”, come le temperature d’una volta al bollettino mete-reologico via radio. La temperatura almeno c’era: questa Roma non c’è. Pub darsi che non ci sia stata per questi otto giorni di fine novembre, e che invece a dicembre chissà… Ma di buone intenzioni, le intenzioni della predica del «non ci resta che lavorare», stucchevole e di maniera, è pavimentata la via dell’inferno, che sarebbe uscire da ogni , quella d’oggi e quella di domani, con un pauroso contraccolpo finanziario che la crisi greca sembrerebbe il giardino di Bengodi. E quei pochi (ahinoi) tifosi da stadio pensano invece che «non ci resta che piangere». Lasciano le gradinate con buon anticipo, e quelli che restano fischiano come se fossero i tanti d’una volta, almeno a giudicare dai decibel. Un po’ s’arrabbiano, molto si vergognano, giacché la parola più ricorrente nel parlare di questa Roma, nel giudicarla pure, è «vergogna». E si preparano all’ennesimo assalto di sfottb via web o anche di persona, pure se in à sarebbe bene che ognuno pensasse ai propri panni sporchi, se Sparta piange Atene non ride. Cosa è successo, allora? La risposta è complicata e c’è un pezzetto di responsabilità da ogni parte delle tre che solitamente compongono una società e una squadra di calcio: la società stessa, l’allenatore e il suo staff, i giocatori. Alla prima si rimprovera, in generale, un mercato che l’ha vista spendere ma non sempre mirando la spesa, anzi quasi mai, perché vedere costretto sulle fasce laterali è uno spettacolo inatteso: se volevano uno cosi, serviva , che sembra rassegnato? Qualche difensore non sarebbe stato più opportuno? Ai numeri puoi far dire quel che vuoi: la Roma segna, ma ieri non è successo neanche questo, ma soprattutto fa segnare. , che aveva riportato la chiesa al centro del villaggio, e che nell’anno senza coppe aveva conquistato il campo, adesso sembra non riuscire più a dare un gioco alla squadra, un gioco che non sia «palla a o Gervinho, ci pensino loro»; perché, se poi mancano, chi ci pensa? Un forte movimento d’opinione calcistica chiede l’esonero: forse anche tra i giocatori c’è chi se lo augura. Il problema è il contratto da onorare almeno fino al 2018 e il nome da proporre in panchina: la Roma del brand internazionale non pub permettersi una scelta minore. Perché si cerca di manifestare fiducia, una specie di «, stai sereno». Ma ? Dov’è ? Sembra sparito come la Roma: sarà un caso? Ma non era lui, sempre e per tanti, la colpa di tutto?

 

LA STAMPA (G. GARANZINI)
(…) In uno strano pomeriggio in cui il genovano Pavoletti e il veronese Rafael avevano colpevolmente alzato il gomito, e la vittoria del dilatato i confini della zona-retrocessione, la Roma aveva di fatto ritirato l’iscrizione alla corsa scudetto. Una squadra degna di competere al vertice può anche imbambolarsi, per una sera, di fronte alla grande bellezza del . Ma non può farsi prima irretire e poi dominare sul proprio campo da un’Atalanta non più che normale. Poca, pochissima gamba, e soprattutto poche idee ma confuse in campo. Per tacere di una panchina che ha suggerito o come minimo autorizzato che una torre come si muovesse sulle ali. Accentrando a farne le veci dell’impresentabile

 

IL TEMPO (G. GIUBILO)
Roma Capitale sepolta dalle macerie, almeno quelle del calcio. A salvare il prestigio deve pensarci il cugino povero, il , che battendo il Verona si svincola dalla zona retrocessione. La i vessilli del calcio capitolino chiudono la domenica a quota zero. Tra le due, soltanto la Lazio ha diritto a qualche attenuante (…) mentre la Roma se lo merita tutto lo sfogo rabbioso del proprio tifo. Dimenticati le feste e gli applausi del derby, poi era arrivata la pallanuoto di , ma soprattutto la vergogna dei sei gol incassato al Camp Nou che hanno lasciato il segno, proprio come era accaduto dopo la devastazione dell’Olimpico da parte del Bayern. Non basta un caffè nero a colazione per smaltire la sbornia catalana. I guerrieri annunciati da si rivelano innocui soldatini di piombo. Contro una Roma allo sbando, troppo facile per l’Atalanta divestare l’Olimpico romanista. Gomez e Maxi Moralez sono frecce in campo aperto, la difesa arriva a dieco gol presi nelle ultime tre partite. E la manovra offensiva è ancora più labile, il solo assist autentico lo firma : ma è per il “Papu” che fulmina bravo a negare agli ospiti un raddoppio immediato. Il finale è avvincente, rigore con rosso per , fino alla contestazione sonora di un tifo imbestialito.
La classifica non è ancora deficitaria, un quarto posto e distacchi colmabili, ma la condzione fisica e mentale della squadra non spalanca orizzonti rosei. Le sorti di restano legate alla sfida con il Bate Borisov, fallire gli ottavi di sarebbe imperdonabile.

 

IL FATTO QUOTIDIANO (O. BEHA)
A voler utilizzare una formula metaforica cara al dei tempi d’oro (“Abbiamo rimesso la chiesa al centro del villaggio”), basta notare che la chiesa ieri era chiusa, anzi sprangata, i fedeli essendo lontani dall’Olimpico, così come la porta dell’Atalanta. Una Roma letteralmente in folle, mai in grado di mettere né le marce basse né quelle alte, è stata impeccabilmente punita da una squadra leggermente lontana dal blasone e dalla qualità stellare del . Poiché perseverare è diabolico, ci sarebbe da capire come una squadra forte, solo tre mesi fa indicata come una o addirittura dopo la debacle della , “la” favorita per il titolo, si sia ridotta così: ad affidare a una sola partita da dentro/fuori con il Bate Barisov il passaggio del turno in Europa e a manifestare un disorientamento periodico in campionato, disamorando troppo spesso l’ambiente. Si dice: pagano sia psicologicamente che atleticamente il doppio impegno, e la controprova è che quando c’era solo il campionato, nel primo anno di , tutto filava a meraviglia. L’anno scorso è stato il Bayern, adesso è toccato al fare strame dei romanisti. Ma questa non è una spiegazione, è piuttosto la ratifica di un percorso che nelle ultime due stagioni risulta incerto come alla vigilia non avresti detto. Sembra quasi che la Roma club, la Roma squadra, la Roma ambiente, la Roma mediatica delle radio-tv e il popolo sfegatato della Lupa non reggano la pressione e la responsabilità: si arriva fino a un certo punto, e poi si svanisce, come a dire “abbiamo scherzato”. Quasi a voler dare perversamente ragione a chi pensa che “a Roma non si vincerà mai nulla”(assioma sbagliato e comunque smentito) un po’ sulla falsariga di , che invece al momento e stasera alla verifica con l’Inter sembra in campo padrone di sé in Italia e in Coppa. Forse non c’è abbastanza polso, forse è troppo poco radicato il gruppo con i soli e a masticare in romanesco in assenza del capitano dei capitani invecchiato tra panchine e infortuni. Di sicuro è qualcosa che nasce dentro la circoscrizione di e della dirigenza, che si gonfia fino a un certo punto e poi scoppia come una bolla. È solo un modestissimo parere personale, ma di fronte a questo inabissamento periodico consiglierei di rivedere le bucce in generale, ben oltre un errore di o un rammollimento generale della squadra: mentre ripara il motore e rimotiva il conducente, giacché come ha detto in maniera assai dimessa nei commenti del post partita è solo il campo che può rimettere i cocci a posto, forse domandarsi quale vuole essere l’identità della Roma società, quali i suoi scopi in patria e all’estero, quali le sue caratteristiche riconoscibili.
Irrobustire un progetto, oltre allo stadio nuovo, non potrebbe che giovare anche alla personalità complessiva dell’ambiente. (…)

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