La domenica degli addii, anche Garcia ora è in bilico

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LA REPUBBLICA (E.Sisti)- Addio ai monti e addio ai Montella, ai Garcia forse, sicuramente aiMihajlovic. Persino Sarri vorrebbe sloggiare, non si sa per dove («magari mi fermo un anno», dice il tecnico dell’Empoli). Benitez ha già mollato De Laurentiis. Le più nobili panchine della serie A assumono un aspetto malinconico: messe in fila così sembrano quelle del parco quando scende il sole, ai primi spifferi di freddo (o di fallimento) restano vuote.

Del domani in molte sedi sociali non v’è certezza. Giovedì Garcia vedrà Pallotta a Londra, pare si sia autoinvitato a un summit dello staff: sarà la resa dei conti su temi inaciditi, futuro, rapporti con Sabatini: «Abbiamo vinto il nostro campionato, quello a 19, la Roma ha dimostrato di non essere da scudetto». Rimane il mistero del perché sei mesi fa fosse proprio lui ad affermare l’esatto contrario, mai smentito dal club.L’ennesima esternazione del manovratore è: «Gli obiettivi debbono essere in sintonia con i mezzi del club, siamo solo la quinta potenza economica della serie A e non mi aspetto grandi rinforzi per l’anno prossimo. Resto solo se asseconderanno la mia ambizione». A Trigoria tutti contenti ovviamente. Montella e la Fiorentina, allenatore senza più stimoli, società scontenta per come s’è srotolata la stagione:«Percorso tecnico concluso», dice Vincenzo che intanto guarda al Milan. Ieri incontro con la dirigenza: infrut- tuoso. Si rivedranno, ma speranze poche. Quanto a Mihajolovic (verso Napoli?) già la settimana scorsa il serbo, immusonito da mesi, aveva espresso il desiderio di non voler esercitare l’opzione di rinnovo sulla panchina della Sampdoria, tagliando in due la tifoseria come una mela.

Toni Rudi: «Qui si compra solo se prima si vende»

Soccer: serie A, Roma-Napoli

CORRIERE DELLA SERA (L.Valdiserri)- Rudi Garcia «ridimensiona» la Roma. Chi si aspettava una conferenza stampa da fine campionato, «con la lingua di legno» come dice l’allenatore francese, si è dovuto ricredere. Garcia ha tracimato, parlando a 360 gradi.
LA STAGIONE : «Siamo i primi del nostro campionato, la Juve è fuori concorso e lo sta dimostrando: ha l’abitudine di vincere, ha una potenza economica e sportiva molto più importante di noi. È irraggiungibile»

IL FUTURO : «Il gap sarà ancora superiore il prossimo anno. La Juve ha l’occasione di vincere la Champions, è andata in finale e potrà prendere tanti soldi. Hanno anche il loro stadio, unici in Italia. E noi siamo anche costretti dal Fair Play Finanziario. In campionato può succedere un “incidente”, ma la logica dimostra che la Juve è fuori concorso e lo dimostra da 4 anni».
GLI OBIETTIVI E LE AMBIZIONI: «Quando sono arrivato lo scorso anno l’obiettivo era entrare in Europa League. Quest’anno era differente, forse perché abbiamo fatto una stagione troppo bella l’anno scorso: 85 punti, record della Roma in campionato e secondi. La stampa per prima ha fatto della Roma un candidato per lo scudetto. La stagione ha dimostrato che questa divisa è troppo grande per noi. Non serve illudere i tifosi: c’è grande differenza tra obiettivi e ambizioni. Gli obiettivi devono essere in accordo con i mezzi del club e noi siamo la quinta forza economica italiana (ma con il secondo monte ingaggi; ndr). Per questo bisogna essere chiari sulle nostre possibilità. Spero saranno immense nel futuro, ma non mi sembra e non penso che lo saranno per il prossimo anno».
IL MERCATO : «C’è un appuntamento importante, giovedì a Londra, con il presidente Pallotta e avremo più parametri per la stagione prossima. Da quando sono arrivato le cose sono state chiare: abbiamo bisogno di vendere prima di comprare. È stato così quando sono arrivato, così a inizio stagione e penso sarà così anche quest’anno. Su questo punto solo il presidente e i dirigenti possono dare indicazioni».

Cosa pensa la società delle parole di Garcia? Che abbia tirato acqua al suo mulino dopo una stagione molto stressante. E che le decisioni, come ha detto anche Garcia, le prende la società.

Resa Garcia: «Impossibile fare di più»

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GAZZETTA DELLO SPORT(M.Cecchini)- La letterina è stata recapitata a Boston e la potremmo anche sintetizzare così: «Caro Pallotta, per il momento la Roma non può vincere, me­glio non illudere i tifosi». Il mit­tente non è uno qualsiasi ma Rudi Garcia, cioè l’allenatore che oggi col Palermo chiude un campionato in cui è arrivato an­cora dietro la Juve. A distanza siderale, certo, e proprio per questo le sue considerazioni vanno ascoltate. E pazienza se tutto questo ha suscitato una bufera nell’ambiente gialloros­so, in sfortunata coincidenza con la campagna abbonamenti.

ANCELOTTI & CO. Insomma, Garcia (che ieri ha ricevuto il Premio Scopigno), in attesa del vertice di giovedì a Londra con Pallotta – che lo vuole tenere – nel frattempo mette il presiden­te spalle al muro, esponendosi così tanto da far credere che si stia costruendo una «exit stra­tegy» alla Conte o un alibi, in caso di mercato deludente. E Ancelotti è libero, con Emery (e Conte stesso) come sogno…. per ora non vogliamo crederci, ma il messaggio è stato ruvido, anche se con due nei evidenti: 1) che la Roma volesse vincere è stato dichiarato spesso, con ri­ ferimento anche alla Coppa Ita­ lia; 2) al di là dei limiti finanzia­ri, un po’ di autocritica ci sareb­ be stata bene e avrebbe dato un tono più autorevole al tutto.

DIRIGENZA IRRITATA «Il bilan­cio è positivo. Siamo primi nel nostro campionato, perché la Juve è fuori concorso. È irrag­giungibile e il gap sarà superio­re perché noi siamo anche costretti dal fair play finanziario. Poi non cambiamo le nostre ambizioni: io sono qua per vin­cere. Anche in campionato un incidente statistico può succe­dere, ma la logica economica fa che la Juve sia fuori concorso. Questa stagione ha dimostrato come la vittoria sia una “divisa” troppo grande per noi. Non ser­ve illudere i nostri tifosi. C’è grande differenza tra obiettivi e ambizioni.Gli obiettivi devono essere in accordo con i mezzi del club ed era logico dire: “Raggiungiamo la Champions”. Anche se il 2° posto non è scon­ tato, perché siamo il 5° fattura­to d’Italia. Ora c’è un appunta­ mento col presidente giovedì a Londra e avremo più parametri. Da quando sono arrivato le cose sono state chiare: dobbiamo vendere prima di comprare. Penso che sarà ancora così, ma solo i dirigenti possono dare certezze. Non possiamo brucia­re le tappe, un passo troppo grande ti fa retrocedere di tre». E a chi gli chiede se sia vero che, come promesso dalla proprietà Usa, dopo 5 anni (cioè nel 2015­16) sia arrivata l’ora di vincere, il francese replica: «A me nessuno ha detto niente».

IL TIFO DELUDE Di mercato Gar­cia regala solo questo: «Ognuno vorrebbe avere Messi in rosa, ma bisogna fare con i nostri mezzi. Sono stupito nel vedere la Roma seconda dover ricevere tante critiche come quelle dopo l’eliminazione con la Fiorenti­ na. Non voglio vivere di nuovo».

Nainggolan «Non posso acquistarmi da solo»

NAINGGOLAN-ROMA-UDINESE--300x200CORRIERE DELLA SERA (L.Valiserri)- «Se resto alla Roma? Io voglio rimanere e il campo ha parlato per me. Adesso sono loro che si devono fare sentire, non mi posso comprare da solo. Ci vediamo a Pinzolo? No, mi aggrego direttamente il 14 in Australia perché adesso vado in nazionale».
Radja Nainggolan, prima dell’ultimo impegno di campionato, che gli sarà risparmiato (ha giocato 2.724 minuti, il secondo giocatore più utilizzato da Garcia, dopo De Sanctis), ha messo in chiaro ancora una volta la sua situazione. E, come ha fatto Rudi Garcia, ha rilanciato il pallone nel campo dei dirigenti: spetta a loro decidere il futuro.
La richiesta di Nainggolan per restare è raddoppiare l’ingaggio: da 1,5 milioni di euro netti a stagione a quasi 3, compreso qualche bonus di facile raggiungimento.
Prima, però, c’è da raggiungere l’accordo tra Roma e Cagliari sulla comproprietà. Si parla molto dell’inserimento di altre squadre – Manchester United, Borussia Dortmund, Juventus – ed è anche per questo che Nainggolan avrebbe detto al suo procuratore di non alimentare queste voci.Il Ninja vuole la Roma, ma il summit di giovedì a Londra con Pallotta sarà decisivo.

Rudi-Roma accuse e veleni

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IL MESSAGGERO (U.Trani)- Garcia, in 20 minuti e senza coprire più nessuno (protetto solo il gruppo), ha certificato la sua distanza dalla Roma. Il rapporto con il club giallorosso non è più solido come ha fatto credere, a parole, fino a qualche giorno fa. E il bilancio di fine stagione è da dentro o fuori. Così spinge la proprietà a esporsi in pubblico. Offrendole due vie di uscita: 1) prendere i rinforzi per rendere competitiva la squadra; 2) chiarire che nemmeno nella prossima stagione sarà possibile vincere.

Il francese ha difeso esclusivamente il suo lavoro (e di conseguenza dei giocatori), bocciando quello dei dirigenti, furiosi dalla presa di posizione (ha nominato solo Zanzi, mai Sabatini, con il quale ha però pranzato dopo lo sfogo). Il management di Pallotta non ha gradito le dichiarazioni, ritenute goffe e fuori luogo. E ha rilanciato. Contestando a Rudi di non essersi preso alcuna responsabilità. Di aver svelato il vertice (segreto) di giovedì a Londra con il presidente (partenza mercoledì). E di aver danneggiato l’immagine della società, presentandola debole sul piano economico (possibile effetto negativo in Borsa) e tecnico (mercato più complicato al momento di convincere i giocatori a venire a Trigoria).
AL BIVIO – Adesso la Roma è davanti a un bivio: esonerare l’allenatore (Zeman pagò per meno) o accontentarlo. Nel primo caso, oltre a dovergli pagare 3 anni di contratto (17 milioni lordi), dovrebbe ufficializzare di non essere in grado di allestire una rosa da scudetto.Nel secondo, invece, dovrebbe confermare i migliori giocatori e acquistarne altri di primo piano. Le frasi di Garcia sono inequivocabili. In stile Conte (disse di non poter entrare in un ristorante da 100 euro con 10): il ct è in ballottaggio con Emery per la sostituzione di Rudi.«Non serve illudere la gente: c’è grande differenza tra obiettivi e ambizioni. E gli obiettivi devono coincidere con i mezzi del club. La logica portava a dire di puntare alla Champions. Anche se poi il secondo posto non è stato scontato: siamo solo la 5a potenza economica in Italia».Dietro a Juve, Milan, Napoli e Inter. Gira il dilemma al presidente: «Giovedì c’è un appuntamento importante con Pallotta a Londra: dopo avremo più parametri sulla prossima stagione. Ma da quando sono qui ho saputo che noi dobbiamo vendere prima di comprare. Penso che sarà ancora così, ma su questo punto solo il presidente e i dirigenti possono dare certezze. Non è un messaggio alla società. Sono solo fatti. Non mi è stato promesso niente, sono sotto contratto e sto lavorando per l’anno prossimo. Dopo l’incontro bisogna però essere chiari sulle nostre possibilità: spero saranno immense in futuro, ma non credo per il prossimo anno. Vediamo che cosa dice il presidente. Io sono il primo degli ambiziosi, altrimenti non sarei qui».
CAMPIONATO VINTO – «Siamo i primi di un torneo a 19 squadre. Sono fiero di aver raggiunto l’obiettivo Champions. Ma dopo il record di punti dell’anno scorso tutti hanno considerato la Roma candidata allo scudetto. La stagione ha dimostrato che questa divisa è troppo grande per noi. La Juve è fuori concorso. Irraggiungibile. E’ abituata a vincere, ha una potenza economica, sportiva, psicologica molto più importante della nostra. E il suo stadio. Il prossimo anno il gap sarà ancora superiore. Loro hanno preso tanti soldi dalla Champions e noi siamo costretti a rispettare il fair-play finanziario. Poi un incidente statistico può accadere» avverte velenosamente Garcia.

MAI PIÙ CONTESTAZIONE –  Rimprovera pure la gente: «Sono stupito di vedere che la mia squadra, seconda per 34 gare, abbia ricevuto tante critiche anche dai tifosi. Ricordo quanto accadde dopo Roma-Fiorentina. E’ facile essere con noi quando le cose vanno bene. Nel momento in cui era importantissimo avere il sostegno di tutti, non lo abbiamo avuto. Non mi è piaciuto. E non voglio che accada di nuovo». Resa dei conti in piena campagna abbonamenti: harakiri puro.

L’idea di Lotito, lo scudetto retroattivo: pronta la battaglia per il tricolore 1914/’15

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IL MESSAGGERO(D.Magliocchetti)- L’ultima tentazione di Lotito: la Lazio e quel mancato scudetto del 1914-15.Torna ancora in auge una vecchia storia, che risale a tanti anni fa, quando ancora non c’era la serie A e il campionato italiano era diviso in gironi, settentrionale e centro-sud. Nello specifico del torneo del 1914-’15 ,nonostante mancasse una giornata alla fine,Genoa e Lazio erano in procinto di andare in finale e contendersi il titolo,ma, causa l’entrata in guerra dell’Italia, il Consiglio Federale dell’epoca, si riunì e decise di sospendere il campionato,assegnando il titolo d’ufficio al Genoa, il settimo della sua storia. Dopo tanti anni e dopo diversi tentativi andati sempre a vuoto, ora Lotito starebbe pensando seriamente di interessarsi e vedere cosa si può fare nel merito,magari per portare a casa il terzo scudetto. Retroattivo.

Una faccenda complessa, ma il patron laziale, che ancora non ha fatto alcun passo ufficiale inFigc, se non quello di fare qualche domanda,appare intenzionato ad andare fino in fondo e risolvere in un altro l’intera faccenda

Di Bartolomei: una storia che pesa sul cuore

dibartolomei-filmImperturbabile, serio, razionale. Sembrava per carattere lontanissimo da un gesto così drammatico. Invece una serie di fattori negativi l’ha portato alla disperazione: primo fra tutti, forse, l’impossibilità di rientrare da protagonista nel mondo in cui da giocatore aveva vissuto per tanto tempoIl capitano. Giallo come il sole, rosso come il cuore. Era il 30 maggio 1984 e da una strabocchevole e arroventata Curva Sud uno strano striscione, lirico nella sua semplicità, occhieggiava verso l’erba tagliata di fresco di uno stadio Olimpico mai così colmo e sovraeccitato.Quella sera Roma si era fermata. Per una volta si era lasciata scivolare giù dalle spalle i suoi abituali panni di metropoli cinica e caotica per lasciarsi avvolgere comple-tamente da un palpitante drappo giallorosso, tra le cui pieghe sussultava e fremeva tutta la città: dai quartieri storici romani – Testaccio, Trastevere, Parioli – fino alle nuove alienanti periferie dei mostri di cemento e dei quartieri-dormitorio.Racchiusa e compresa in quella finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool c’era tutta Roma. C’era chi aveva fatto carte false per procurarsi un biglietto di curva ed ora, agitato da un anormale senso di euforia, aspettava in piedi l’inizio dell’incontro; c’erano migliaia di persone che si erano riversate nelle piazze per vivere la partita attraverso la coralità di un megaschermo, tra bandiere, lazzi e qualche birra; c’era che si eraorganizzato con gli amici e vedeva la finale in tv, seduto in poltrona ma con un batticuore da spalti; infine c’era anche chi – come i “cugini” laziali – mai come quel giorno avrebbe voluto nascondersi sottoterra, ma che la partita la guardava lo stesso, se non altro per “gufare”.
All’Olimpico l’atmosfera era ormai carica di elettricità. I tamburi battevano, s’intonavano i primi cori, applausi propiziatori scrosciavano con un fragore assordante. I giocatori stavano per scendere in campo, erano lì nel sottopassaggio, come gladiatori attesi al combattimento decisivo. Tutto lo stadio, all’unisono, li chiamava con i nomi di battaglia. «Ago, Ago, Agostino gol»: i tifosi cantavano e si riempivano già gli occhi con una delle sue punizioni, uno di quei missili terra-terra che correvano a filo d’erba per andare a insaccarsi nella rete avversaria. Il coro sfumava in un boato: la Roma, la grande Roma dello scudetto, stava entrando in campo. Bruno “folletto” Conti saltellava su una gamba e sull’altra più freneticamente del solito, “er portierone” Tancredi sfogava tutto il suo nervosismo masticando furiosamente un chewing-gum, maestro Liedholm ricercava la perduta compostezza nordica lisciandosi di continuo i capelli.
Ma ecco che finalmente anche il capitano si portava al centro del campo. Agostino Di Bartolomei – Diba o Ago per la curva Sud – sembrava essere l’unico a rimanere imperturbabile sotto il peso di quel frastuono che, soffocato da una spessa coltre di fumogeni, arrivava deformato alle orecchie. Fascia di capitano al braccio e capelli nerissimi scolpiti sulla testa, Diba – romano fin dalla culla, romanista dai primi vagiti – non mostrava alcun segno di emozione. Non una smorfia, non un sorriso, non un cenno. Niente. Eppure intorno a lui lo stadio sembrava un vulcano sul punto di esplodere.Ma forse, proprio dietro l’impenetrabilità di quegli occhi scuri e di quello sguardo accigliato, era nascosto tutto l’amore che Di Bartolomei nutriva per la sua Roma. Forse, magari quasi furtivamente, anche lui aveva gettato uno sguardo a quello strano striscione sentendosi ribollire dentro: giallo come il sole, rosso come il cuore.
L’ex. Sono le otto di mattina del 30 maggio 1994 quando Di Bartolomei – non più Ago, non più Diba, non più il capitano dello scudetto e di tante altre battaglie, ma solamente, normalmente e banalmente Agostino Di Bartolomei, uomo qualunque andato a rinfoltire la desolata pletora degli ex a vita – si alza dal letto.
Agostino esce dalla camera in silenzio, come al solito, per non svegliare la moglie Marisa, ex hostess conosciuta nell’anno dello scudetto. Scende piano le scale della sua abitazione – una magnifica villa immersa nel verde di San Marco Castellabate, piccolo borgo del salernitano raggomitolato sulla riva del mare – quindi apre un cassetto e ne estrae una delle sue due pistole. E’ una Smith & Wesson calibro 38. Di Bartolomei la carica, si sposta in veranda e là, nel silenzio, ancora in pigiama, preme il grilletto e spara. Un colpo dritto al cuore.

C’è una Roma che saluta

FEDERICO BALZARETTI IN PRIMAVERA

IL TEMPO (A.Austini)- Addio o arrivederci, la Roma si divide. La passerella finale di domani sera all’Olimpico non sarà solo una festa ma anche un saluto. Per alcuni definitivo.Prendiamo il caso di Balzaretti, fuori da 18 mesi per colpa di una pubalgia curata male, in panchina da qualche settimana e smanioso di rientrare almeno per una sera in campo con la maglia giallorossa. Garcia lo accontenterà, dall’inizio o in corsa, poi verrà il momento più duro per Federico.Nella prossima stagione non giocherà più per la Roma ma non vuole arrendersi: sta cercando una squadra dove chiudere la carriera perché si sente ancora calciatore.

Doveva dividersi la fascia sinistra con Cole, un altro finito ai margini e con le valigie pronte da un pezzo. Lo aspetta un’esperienza negli States o nel ricco (e un po’ finto) calcio d’Oriente. Discorso diverso per Maicon, che ha un ginocchio a pezzi ma vuole provare almeno a ripartire nel prossimo ritiro: a seconda del quadro clinico (non si può escludere un altro intervento chirurgico) deciderà il da farsi insieme alla società, che nel frattempo ha deciso di puntare su Florenzi come titolare del futuro a destra. Torosidis può rimanere come utile jolly,Holebas diventerà l’alternativa al prossimo acquisto mancino.Roma-Palermo è anche un’occasione di regalare i primi e unici minuti da romanista a Spolli, la «toppa» del mercato di gennaio a cui Garcia non è mai dovuto ricorrere. Da escludere il riscatto, a luglio tornerà ad allenarsi col Catania in attesa di una nuova sistemazione. Se Manolas è il punto fermo e Castan vuole tornare ad esserlo, nella rosa del prossimo anno non è detto ci sia posto per Astori: Sabatini intende inserirlo nell’affare-Nainggolan(pagando 16-17 milioni in tutto) e poi metterlo sul mercato. Yanga-Mbiwa partiva già in vantaggio nel duello per la conferma tra centrali di scorta, il gol nel derby lo rende per certi versi intoccabile. A centrocampo è probabile che si registri un addio «illustre»: Nainggolan («Sto bene qui» ha ribadito Radja) e Pjanic sono molto appetiti sul mercato, la società valuterà le offerte per entrambi. De Rossi ha scelto di restare,Strootman pensa al recupero, Keita è pronto al rinnovo, Uçan è intoccabile per Sabatini eParedes dovrebbe essere mandato via in prestito. Idem Skorupski e Sanabria, mentre il connazionale Sergio Diaz è in arrivo per le visite mediche.

L’attacco cambierà molto: Gervinho e Doumbia sono sul mercato, Ljajic è in bilico, Ibarbo dovrebbe rimanere un altro anno in prestito. Addio, arrivederci e bentornati: da prestiti e comproprietà rientreranno, fra i tanti,Destro, Bertolacci e Romagnoli. Non è detto che si fermino a Trigoria.

Verso Roma-Palermo, ‘Family Day’ a Trigoria. Mercato, Ruffier il nome caldo per la porta. Nainggolan: “A Roma sto benissimo”, Iturbe: “Il derby è speciale”. Fifa, rieletto Blatter

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La Roma continua la sua marcia d’avvicinamento all’ultima gara di campionato contro il Palermo. Molti  giocatori hanno svolto un lavoro differenziato nella seduta odierna, fra gli altri Keita, Manolas e Ljajic. Al termine dell’allenamento pomeridiano però, i calciatori si sono radunati a Trigoria anche con le famiglie, per cenare insieme nel consueto Family Day” di fine anno.

Sul fronte mercato continuano ad arrivare sensazioni positive sulla situazione Radja Nainggolan. Il belga ha infatti confermato che a Roma “sta benissimo“, anche se c’è da registrare un’offerta della Juve di 3,5 milioni al giocatore. In entrata si continuano a battere le piste Konoplyanka eBenteke, ma mentre per il primo c’è stata una apertura da parte dell’agente: “non li ha mai rifiutati”, per il secondo ha parlato il suo procuratore dicendo che “sino ad ora non ci sono stati contatti”.

In mattinata Manuel Iturbe ha fatto visita ai ragazzi dell’Istituto Rosmini per l’iniziativa “A scuola di tifo”, nell’incontro l’argentino ha dichiarato che la Roma per lui rappresenta “un punto d’arrivo” e che “vuole rimanerci per tanto tempo“.

Mercato Roma, 17 milioni per Nainggolan e Astori. Pjanic in partenza

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La Roma continua a trattare per Nainggolan e, secondo quanto riferito dal sito di calciomercato, sarebbe pronta a offrire al Cagliari 16-17 milioni per il belga e Davide Astori. Una volta  conclusa l’operazione con i sardi, a Trigoria dovrebbero poi trovare l’accordo per l’ingaggio, con il centrocampista che sarebbe disposto a prendere anche qualcosa in meno rispetto ai 3,5 milioni di euro offerti dalla Juve .

Per poter effettuare questa operazione, sempre secondo il sito sportivo, i giallorossi sarebbero però disposti a rinunciare a Miralem Pjanic, che potrebbe partire per un’offerta intorno ai 30 milioni. Al posto del bosniaco arriverebbe quindi Bertolacci.

(calciomercato.com)

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