COPPA ITALIA. LA FINALE SI GIOCHERÀ A ROMA

160451-3 La finale di Tim Cup si giocherà a Roma: i club di Serie A vanno verso questa direzione. A confermarlo è Maurizio Beretta, presidente della Lega di serie A, che parlando con i giornalisti a margine dell’assemblea tenutasi oggi a Milano ha spiegato:“L’orientamento delle società è di confermare la finale a Roma”. Tutto ciò nonostante alcune voci su un possibile spostamento a Milano, a seguito degli scontri avvenuti durante l’ultima finale all’Olimpico, quando perse la vita un tifoso napoletano.

PERROTTA: “CHE ORGOGLIO AVER CHIUSO CON LA ROMA”. POI SU TOTTI E DE ROSSI…

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Ospite della puntata odierna di Slideshow in onda su Roma TV c’è Simone Perrotta, ex centrocampista che ha indossato la maglia giallorossa dal2004 al 2013. Ecco le sue parole:

Sulla sua statua ad Ashton.
“Una soddisfazione, una cosa che non pensavo potesse succedere in un paese freddo come l’Inghilterra, in una città che mi ha dato i natali ma in cui io non sono mai tornato. Nessuno mi aveva avvertito ma è una soddisfazione incredibile, anche per i miei genitori. Mio padre è andato lì da piccolo ed è entrato a far parte di un ambiente molto chiuso”.

La Reggina.
“Dalla foto Panini ho realizzato di essere un calciatore, la Reggina mi ha adottato. I primi tempi sono stati molto duri, piangevo spesso, non riuscivo a starci e non riuscivo a relazionarmi con gli altri ragazzi. Devo ringraziare la forza che hanno avuto i miei genitori nel trattenermi, senza quell’esperienza non sarei arrivato dove sono arrivato, lì mi hanno dato la possibilità di fare del calcio la mia professione”.

La maglia della Juventus.
“Sensazione strana. Mi ricorda quando il presidente Foti mi parlò dell’interesse della Juventus. Si parlava di cessione all’Inter e il presidente mi chiese di squadra fossi. Risposi di essere simpatizzante del Napoli ma di non avere una squadra in particolare, così prese una maglia della Juventus e me la tirò addosso. Mi suscitò sentimenti strani, era tutto un altro ambiente in cui l’unico obiettivo era vincere, ero molto felice però in quel momento”.

Col Bari.
“Mi sono sentito dentro ogni situazione. Ero tenuto a dimostrare di poter giocare a quei livelli. Primo anno discretamente bene, il secondo retrocedemmo e non giocai benissimo”.

Il Chievo.
“La mia seconda vita calcistica. E’ stato semplice integrarsi al 100%, ero quello che doveva dare superiorità numerica in fase offensiva, stare a ridosso delle prime da neopromossa penso sia una cosa che non possa succedere nuovamente, è un qualcosa di inusuale”.

Del Neri.
“E’ uno di quelli che più mi ha aiutato, è grazie a lui se sono riuscito a fare una carriera del genere, è qeullo che mi ha dato più fiducia, ha raccolto poco di quello che ha seminato. Un allenatore che ha portato un calcio diverso”.

Passaggio alla Roma.
“Ho realizzato di essere entrato in un mondo completamente diverso dal precedente. Grande squadra, piazza, tifoseria, il primo periodo la pressione mi ha schiacciato, giocare con Matteo Ferrari, che già conoscevo, mi ha aiutato. Provenendo da un ambiente diverso, il primo anno non è andata bene, al di là delle prestazioni personali. La squadra era stata rinnovata, venendo da un secondo posto, siamo arrivati a Roma con l’idea nella gente che noi avremmo dovuto sostituire quei giocatori. Era sbagliato credere che potessi sostituire un giocatore come Emerson, abbiamo carattieristiche completamente diverse e anche lo storico non era lo stesso”.

Sampdoria-Roma del 2005.
“Prima partita in cui si cambiò modulo, venivamo da un periodo brutto, c’era nell’aria l’esonero dell’allenatore. Siamo arrivati a quel match con la rosa dimezzata, davanti c’era solo Totti disponibile. Spalletti prima della partita mi disse che avrei giocato dietro di lui, che avrebbe fatto la punta centrale e che io avrei dovuto rimpiazzarlo nella sua precedente posizione. Presi quella decisione con lo spirito giusto e devo dire che il mister ebbe una felice intuizione, per il sottoscritto e per tutta la squadra”.

Abbraccio tra De Rossi e Spalletti.
“Emblematica di ciò che abbiamo vissuto in quel periodo. Si era creata un’empatia pazzesca tra squadra e allenatore. Spalletti ha dato tanto a questa squadra ma credo che la cosa sia ampiamente ricambiata”.

Taddei.
“E’ uno dei calciatori che ogni compagno vorrebbe all’interno della propria squadra. Un ragazzo dal cuore grande, un giocatore eccezionale, abbiamo condiviso tante vittorie, soddisfazioni”.

Foto in allenamento con De Rossi e Andreazzoli.
“Ci sono diversi amici in questa foto: Daniele è un amico. Abbiamo condiviso gioie e sofferenze sportive e non solo. Ha la maglia della Roma incollata addosso, nelle sofferenze sportive per lui era una sofferenza fisica, una sofferenza da tifoso dopo anni passati in Curva Sud, questo gli ha portato problemi nei primi anni, è riuscito a mediare questa sua condizione, è un giocatore incredibile, una persona di una maturità sopra la media e una professionalità incredibile, è innamorato della Roma, basta vedere con quale foga esulti per un gol anche di un suo compagno di squadra. Aurelio mi ha aiutato diverse volte, da secondo di Spalletti non esitava a venirmi a rimproverare se il mio atteggiamente non era quello giusto, ho il solo rammarico di non averlo potuto aiutare quando ha avuto il privilegio di allenare la prima squdra. Non ho mai cercato di tarre beneficio dalla nostra amicizia, il suo unico litigio con un giocatore in campo è stato con me, mi prese ad esempio per far capire un concetto in generale alla squadra”.

Il Mondiale del 2006.
“La mia soddisfazione più grande da calciatore. Il sogno di ogni bambino, vestire la maglia azzurra. Se poi dà la possibilità di giocare e vincere una finale Mondiale si può solo immaginare la soddisfazione. Difficile trovare le parole, la cosa bella è che non ci si rendeva conto di ciò che si stava facendo. E’ stato un bene non capirlo. Il giorno della finale ero certo di vincere, pochi giorni prima della gara sono andato a cena con mio padre, mio cognato e mia moglie. Mio padre mi disse di non preoccuparmi del risultato della partita e di andare in campo senza pensare a vincere per forza, senza restare male in caso di sconfitta ma che avrei fatto meglio a vincerla (ride, ndr). C’erano moltissime aspettative e con quelle parole crebbero in me voglia e determinazione di vincere, oltre a una certa ansia. Orgoglioso di aver vinto quella competizione.

I rigori.
“Sensazioni contrastanti. Passavo dal piangere al ridere in quattro secondi. Ora che posso guardare a ritroso il mio percorso sportivo, posso godermi i successi che ho ottenuto, essermi laureato Campione del Mondo va al di là di ogni mia previsione”.

I festeggiamenti.
“Un vanto per la tifoseria della Roma. Aver avuto tre giocatori campioni è stata una soddisfazione per tutti i tifosi, tutti e tre abbiamo portato in quella Nazionale questo nostro modo di intendere il calcio, il modo dei tifosi romanisti, la passione che loro riescono a trasmettere alla squadra. Portammo un po’ di Roma in quell’Italia. Daniele segnò uno dei rigori della finale, Francesco contribuì in modo netto ad alcuni risultati, sottolineo il carattere di assumersi la responsabilità di calciare il rigore contro l’Australia, fu uno dei più determinati”.

Il gol nella finale di ritorno di Coppa Italia contro l’Inter del 2007.
“Ce la siamo vista molto brutta, dopo il 6-2 dell’andata, a Milano poteva e doveva essere una passeggiata ma si stava tramutando in un dramma sportivo. Onestamente non eravamo maturi per giocare alla pari con quell’Inter, vinse lo Scudetto con molti punti di vantaggio e in quel frangente si vide la differenza mentale. In partita singola avremmo potuto vincere con chiunque ma alla lunga lasciavamo qualcosa per strada. Dopo il mio gol, senza la rete di protezionem i sarei buttato al di là della rete, è stata la prima Coppa Italia vinta, una grande soddisfazione”.

Roma-Manchester Utd 2-1.
“Cristiano Ronaldo penso sia stato l’avversario più forte incontrato. Prese palla dalla sua area e arrivò nella nostra servendo Rooney per il momentaneo pareggio. C’è del rammarico perché loro rimasero in dieci per l’espulsione di Scholes e noi riuscimmo a fare una prestazione incredibile ma sbagliammo molti gol. Nel risultato del ritorno questo si fece sentire, mentalmente non eravamo pronti per palcoscenici così importanti, in quella stagione abbiamo rappresentato l’Italia come unica squadra più avanti nella competizione, se avessimo passato quel turno, credo avremmo avuto serie possibiltà di vincere quella Champions League”.

Catania-Roma 1-1.
“A fine primo tempo eravamo Campioni d’Italia. Da Parma arrivò la notizia dei gol dell’Inter, quando Ibrahimovic sotto il diluvio entrò e fece doppietta”.

Coppa Italia 2008.
“Magra soddisfazione. C’era soddisfazione per aver vinto un’altra Coppa Italia ma rimase il rimpianto per non aver vinto lo Scudetto. E’ una ferita che difficilmente si potrà rimarginare”.

Gol al derby nella stagione 2007/2008.
“Fare un gol al derby è bello, incredibile. Una felicità enorme che riesci dare ai tuoi tifosi, in questo caso fu un gol bello, con il mio pallonetto a Ballotta in uscita, avevo una paura pazzesca di sbagliare (ride, ndr). Può sembrare semplice, ma con quella pressione non lo è mai”.

La gara con il Real Madrid.
“Una partita che ci rende fecili. A me come a tutti i miei compagni. Vincemmo 2-1 all’andata ma nel primo tempo ci diedero una lezione di calcio, noi avevamo raggiunto una consapevolezza importante dei nostri mezzi. Al ritorno facemmo una partita incredibile in uno degli stadi più belli in cui abbia mai giocato. Vincemmo 2-1 anche al ritorno, con un gol di testa di Taddei, pareggiò Raul e nei minuti finali segnò Vucinic. Momento alto per il calcio italiano.

La famiglia.
“Mia moglie è la persona che più mi ha aiutato in questo percorso con la sua voglia di mettersi in gioco. Mi ha capito nei momenti di difficoltà con consigli giusti, mi piace sottolineare che il nostro rapporto sia passionale, bello e intenso più di quando ci siamo conosciuti. Non potrei vedere la mia vita senza di lei e dei miei bambini, sono la mia linfa. I miei figli mi danno modo di restare sempre giovane, Francesco ha avuto la fortuna di vivermi da calciatore, Matias no. Cerco di trasferirgli i valori trasferiti a me dai miei genitori, non è semplice ma mi rende orgoglioso vederli crescere”.

Totti.
“C’è stata subito una certa sintonia. Lo conobbi in Nazionale e capii subito che ragazzo fosse. Altruista, non antepone mai il bene personale a quello della squadra, nell’arco degli anni ho creato con lui un sentimento di amicizia. Ho avuto la fortuna di giocarci vicino, trasferendo in campo la nostra sintonia nata al di fuori. Non è mai stato un sacrificio giocare per lui, sapevo che lui mi avrebbe fatto vincere le partite. Essermi sacrificato per lui è una cosa che mi fa stare bene”.

Roma-Sampdoria 1-2.
“Una ferita aperta. Eravamo primi dopo una cavalcata incredibile, sarebbe stato l’ultimo scoglio prima dello Scudetto, avevamo vinto il derby la settimana prima. In casa avrebbe dovuto essere una formalità, andammo negli spogliatoi in vantaggio ottenendo meno di quanto creato, una partita con tanto nervosismo che poi ci portò a perdere quella partita che avremmo voluto e meritato di vincere”.

Luis Enrique.
“Un grande allenatore anche se tanti non saranno d’accordo con me. Da subito si era instaurato un buonissimo rapporto basato sulla stima. C’è stato un momento in cui le cose sono cambiate ma la stima nei suoi confronti è rimasta intatta. E’ estremista in alcune cose, intendeva il calcio in un’unica maniera. Non riusciva a gestire i momenti in base alle qualità dei calciatori, persona professionale e allenatore capace, si basa su precisi particolari. Faceva filmare tutti gli allenamenti e in base al lavoro effettuato sceglieva gli undici. Quando comunicò le sue dimissioni ci dispiacque, perché avrebbe potuto aprire qualcosa di importante in questa società avendo capacità superiori alla media.

Finale con la Lazio.
“La mia ultima partita. Non sarebbe dovuta finire così, mi dispiace non averla giocata, non aver dato il mio apporto ai ragazzi, è stata una mia volontà non giocare con un’altra squadra. Un momento molto triste, tutti ce la ricorderemo ma siamo stati anche sfortunati. Ovviamente tutti si ricorderanno che abbiamo perso. Le soddisfazioni ottenute dalla squadra negli anni a venire sono frutto anche di quella delusione e di quel modo di intendere il calcio. Il modus operandi della società è cambiato, oltrei ai giovani di talento ci deve essere un gruppo storico che faccia capire come l’ambiente Roma sia diverso dagli altri e il peso della maglia che si indossa.

La maglia.
“Ho avuto l’onore e privilegio di poterla indossare. Con i tifosi si è creato, non da subito, un rapporto viscerale. Il primo anno ero uno dei più contestati ma quelle critiche mi hanno aiutato a capire cosa sia l’ambiente romanista. Negli anni successivi tutti mi hanno confessato di avermi contestato l’anno precedente e apprezzato successivamente. Il tifoso romanista non si nasconde mai, dice le cose in faccia senza giri di parole. In alcuni momenti le cose non andavano bene, responsabilità e pressione mi hanno giocato un brutto scherzo, posso assicurare di aver sempre dato più del 100%, non mi sono mai risparmiato né nei confronti dei compagni, né dei tifosi. Dopo anni ho capito cosa voglia il tifoso romanista e sono riuscito a trasferirlo sul campo. A distanza di un anno e mezzo tutti mi ricordano ancora come un calciatore della Roma e questo mi rende felice”.

Destro: “Voglio scoprire il mondo dei social”

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Mattia Destro, intervenuto ai microfoni di Roma Radio, ha presentato i suoi nuovi profili Facebook e Twitter:

Perché Destro su Facebook e Twitter?
“Dobbiamo scoprire questo nuovo mondo social!”

Già a 16 tweet!
“Piano piano… mia moglie mi ha messo subito la foto del matrimonio”

Quale social ti intriga di più?
“Tutti e tre, sono molto interessanti. Cercherò di sfruttarli al meglio. Prendere in giro Florenzi? Anche (ride, ndr)”.

Metterai le foto della stanza 18?
“Metteremo anche quelle foto, nei prossimi giorni”.

Taidelli: “La difesa dell’Inter soffrirà. Mancini ha trovato lo spogliatoio depresso”

459024582-kbpF-682x458@Gazzetta-Web_mediagallery-article-250x180Luca Taidelli, giornalista della Gazzetta dello Sport, è intervenuto ai microfoni dell’emittente ufficiale della società giallorossa, Roma Radio, parlando dell’imminente sfida dell’Olimpico tra Roma e Inter. Questa una parte della sua intervista: “Roberto Mancini ha trovato uno spogliatoio un po’ depresso, senza autostima. Il reparto difensivo nerazzurro può soffrire contro i satanassi della Roma, soprattutto a sinistra”.

Osti: “Roma e Juventus disputano un torneo a parte”

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Il ds della Sampdoria Carlo Osti, intervenuto alla trasmissione “Si gonfia la rete” suRadio Crc, ha parlato del campionato e della prossima sfida contro il Napoli. Queste le sue parole: “La Roma e la Juventus stanno facendo un campionato a parte, il Napoli viene subito dopo, sta facendo un bel lavoro che dura anni. Sono contento di come si sta comportando la Sampdoria quest’anno, in passato aveva faticato a gestire certe partite. Lunedì proveremo a ribaltare il risultato negativo dello scorso anno contro il Napoli”.

Fonte: napolisoccer.net

Beccalossi: “La Roma non è alla portata dell’Inter, ma mai dire mai. Con Mancini in buone mani”

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Evaristo Beccalossi, bandiera dell’Inter, è intervenuto ai microfoni di RomaRadio per presentare il match tra giallorossi e neroazzurri. Queste le sue parole riprese dal portale vocegiallorossa.it.

Che Inter affronta la Roma?
“Un’Inter diversa rispetto ad anni fa. La Roma può vincere il campionato, l’Inter deve ripartire. Credo che sia in buone mani, ma la squadra deve migliorare, bisogna metterla in condizioni per rendere e fare delle scelte. La Roma è fuori dalla nostra portata, ma nel calcio di certo non c’è niente”.

Mazzarri e Mancini allenatori diversi…
“Credo di sì, Mancini conosce tutte, Mazzarri c’ha messo del suo ma non è riuscito a fare quello che aveva in testa. C’erano parecchie difficoltà. Ora c’è da dare un’identità alla squadra, con Mancini siamo in buone mani”.

Su Inter-Dnipro.
“È stato bello vincere in dieci contro undici, dopo un anno e mezzo si cambia assetto tattico, bisogna recuperare giocatori. Data un’identità unanime si cercherà di costruire, ma senza perdere la testa. Una gara come quella di ieri ti deve far lavorare meglio e migliorare”.

Punti di forza e punti deboli dell’Inter?
“In dieci giorni è difficile cambiare l’identità di una squadra, ora bisogna cercare di portare i giocatori in una certa condizione e lavorare per farli conoscere meglio. Giocare a tre o a quattro è diverso, non si cambia in una settimana”.

Si può ripartire dalle individualità?
“Kovacic è bravo, però adesso con Mancini dovrà giocare negli ultimi 20 metri, cercare il gol, fornire assist. Altri giocatori bisogna metterli in condizione di poter rendere al meglio, Hernanes è in ritardo. Bisogna recuperare giocatori con potenziale, ma che non sono al meglio”.

Qual è l’aspetto che più ti preoccupa?
“Ero già preparato prima, ora bisogna essere bravi a fare squadre competitive senza spendere molto. Si dà un’identità, va fatto con serenità. Se dicessi che siamo all’altezza di Roma, Juventus e Napoli mi prendereste per pazzo”.

Che idea ha della Roma?
“È in grado di poter lottare con la Juventus, è pronta per vincere il campionato. Ho in mente quando è arrivato Garcia, c’era contestazione a tutto. Ha lavorato e ha portato la Roma a quei livelli lì. L’unica cosa che mi permetto di dire, è che dovrebbe viverla con meno pressione. Quando sei forte, all’esterno arrivano tutte le voci per metterti in difficoltà. Bisogna lasciar fuori le pressioni, è una squadra di alto livello”.

È ancora il presidente del Lecco?
“Si diventa vecchi (ride, ndr). Mi piace fare l’allenatore solo la domenica, ho un amico che ha preso il Lecco, stiamo facendo le cose insieme, ora siamo terzi. Mi piace, fondamentalmente sono un uomo di sport, è bello perché porti esperienza”.

Quante cose si scoprono da presidente?
“Hai un rapporto diverso con giocatori, dirigenti e allenatore. Devo sempre fargli capire che non mi interessa fare l’allenatore, bisogna avere l’equilibrio giusto. Intanto lo dico e li metto nelle migliori condizioni per ottenere un risultato. Al di là del gesto tecnico, mi piace molto lavorare a livello psicologico, credo di saper fare un buon lavoro, se fossero tutti perfetti non giocherebbero in certe categorie”.

Il calcio di qualche anno fa era meglio?
“Ringrazio di aver potuto giocare negli anni ‘80, ora vanno tutti a tremila all’ora, si giocano tre partite alla settimana. Chi arriva a certi livelli deve essere veramente bravo”.

Corvino: “Ljajic è un ragazzo straordinario. Neto un portiere affidabile, da Roma”

FIORENTINA: PRESENTAZIONE DI MATTIA CASSANI

Pantaleo Corvino è intervenuto questa mattina ai microfoni di TeleRadioStereo per parlare di due calciatori che ai tempi della Fiorentina portò lui in Italia. Si tratta di Ljajic e Neto, obiettivo di mercato dei giallorossi: “Su Adem ho sempre espresso un giudizio che partiva dalle considerazioni per le quali lo avevo portato in Italia. Un ragazzo straordinario dal punto di vista umano e tecnico. Se si lavora bene, quelle potenzialità devono diventare qualità e sta sulla strada giusta”.

Neto potrebbe interessare alla Roma
“Mi piace sempre mettere in evidenza gli aspetti comportamentali. Neto è un ragazzo esemplare sotto tutti i punti di vista. Lo portai in Italia in un periodo a Firenze di autofinanziamento e sono andato alla ricerca di potenzialità importanti in Sud America. E’ arrivato in silenzio perché non aveva dietro una grande carriera: oggi, dopo essere preso come alternativa ma con la convinzione che potesse essere titolare, non sta smentendo nessuno. La Fiorentina si ritrova un portiere importante veramente”.

E’ un portiere da Roma?
“Sì, è un portiere da grande squadra. Il passaggio non sarebbe traumatico perché è abituato alle pressioni”.

Cosa gli manca?
“I difetti ce li hanno tutti poi dipende dalle caratteristiche che si cercano. Neto è un portiere affidabile e importante che ci sta bene in una grande squadra che può essere la Roma”.

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