Garcia-Iturbe, tutto chiarito

rudiRudi Garcia non ammette sgarri caratteriali, per questo per un momento non si è capito con Iturbe che, al momento della sostituzione nella gara contro il Cesena, ha mostrato disappunto. Dopo pochi minuti tutto si è ricomposto. All’argentino non era piaciuto il cambio dopo appena 7′ della ripresa.

Iturbe si sente forte, e lo è. Vuole dimostrare che la Roma ha fatto bene a comprarlo: ha una rabbia agonistica non comune, quella rabbia agonistica che lo accosta all’essere un campione. E Garcia lo sa. E sa anche che fino a questo momento quello che ha bloccato Iturbe sono stati gli infortuni.

Manuel vuole vincere lo scudetto ha 22 anni, per questo ha scelto la Roma.

Fonte: Corriere dello Sport

Roma: Destro-Garcia, stretta di mano per lo scudetto Confronto tra l’attaccante e il tecnico della Roma dopo lo sfogo in tv

destroMattia Destro e Rudi Garcia si sono chiariti dopo lo sfogo in tv dell’attaccante giallorosso. Un quarto d’ora, forse venti minuti, di colloquio e una stretta di mano per andare avanti. Destro ha detto che non intendeva criticare le scelte tecniche, ma solo manifestare una situazione che non lo accontenta. Non vuole andare via ed è determinato a vincere lo scudetto. Il tecnico gli ha garantito che lo considera molto importante soprattutto in un certo tipo di partite, in cui è fondamentale un attaccante d’area ma che presto avrà la sua chance anche in big match. E’ rimasto deluso, però, dalle parole dette in televisione, avrebbe preferito un colloquio privato. Il caso comunque è chiuso: ora c’è da pensare al Napoli.

Fonte: Corriere dello Sport

Astori si ferma, Manolas ci prova

ALLENAMENTO APERTO ALLA STAMPA OGGI 28 AGOSTO 2014   MANOLAS (fotoTedeschi)GAZZETTA DELLO SPORT  (M. CECCHINI) – Solo oggi Astori sarà sottoposto agli esami, ma il suo stiramento al flessore sinistro lo fermerà per almeno tre settimane. In vista di Napoli, brutte notizie anche per Maicon, che non sarà disponibile: si proverà a recuperarlo per il match di Champions contro il Bayern di mercoledì. Cauto ottimismo invece per Manolas. Il difensore greco ha accusato una botta (con piccola distorsione) al ginocchio sinistro, ma dovrebbe esserci. Se invece non ce la facesse, con Yanga-Mbiwa toccherebbe a uno tra De Rossi e Holebas.

Napoli-Roma: la Questura teme per i tifosi giallorossi non residenti nel Lazio

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CORRIERE DELLA SERA  – Il divieto di comprare i biglietti per Napoli-Roma è solo per i residenti nel Lazio, ma è concreta la possibilità che tifosi giallorossi di altre regioni siano presenti al San Paolo. La Questura lo ha preso in considerazione nella riunione di ieri sul piano di scorte e presidi degli autogrill per la partita di domani. Sono passati sei mesi dalla morte di Ciro Esposito e si temono sempre vendette. L’Osservatorio del Viminale, diretto da Alberto Intini, non ha vietato la trasferta ai romanisti, ma ha proposto alla prefettura partenopea di proibire la vendita di tagliandi a chi risiede nel Lazio. E il risultato c’è stato.

Inoltre il settore ospiti del San Paolo sarà chiuso per problemi strutturali. I giallorossi che seguiranno la partita — acquistando biglietti anche dai bagarini — rischieranno quindi di sedere fra i napoletani. E gli investigatori non escludono che ciò possa avvenire. Così sono state predisposte vigilanze insieme con la Digos di Napoli. Anche alla squadra di Garcia — che andrà in aereo per evitare agguati —, agli accompagnatori e agli ospiti vip, un centinaio circa. La madre di Ciro, Antonella Leardi, chiede uno striscione «che invita all’amore», mentre da Scampia propongono a capitan Totti (foto) di andare sulla tomba del tifoso ucciso da un romanista. E il cardinale Crescenzio Sepe esorta a «isolare i violenti e ignorare le provocazioni».

Napoli blindata per la partita della paura

Calcio: Serie A; Napoli-Cagliari

LA REPUBBLICA (M. AZZI) – Sulla partita della paura vigilerà una malinconica task force: oltre mille uomini tra steward, body-guard e forze dell’ordine, il cui compito dovrebbe essere facilitato dalle precauzioni della vigilia. Domani Napoli-Roma si giocherà alla luce del giorno (ore 15) e senza i tifosi della squadra ospite, ai quali è stata vietata la trasferta allo stadio San Paolo.
Eppure la tensione resta alta, alla vigilia dell’appuntamento più temuto dal nostro calcio, cerchiato in rosso fin dal momento in cui, a fine luglio, fu sorteggiato il calendario della serie A. Da circa un mese, il 25 giugno, si era spento dopo una straziante agonia al Policlinico Gemelli Ciro Esposito: il tifoso azzurro ferito a morte nel quartiere romano di Tor di Quinto, il 3 maggio, prima della finale di Coppa Italia (Napoli – Fiorentina). Del delitto è accusato Daniele De Santis, ultrà giallorosso. E tra le due tifoserie, già divise da una accesissima e incivile rivalità, il muro di odio e rancore s’è ingigantito a dismisura negli ultimi mesi.

Quello di domani è il primo incrocio ad alto rischio, anche se le restrizioni previste dal Viminale non consentiranno un contatto diretto: troppo complicato per il momento da gestire. Le ferite sono ancora aperte e il calcio non ha fatto niente per rimarginarle, nascondendo come al solito la testa nel suo mondo dorato e superficiale. I protagonisti minimizzano o fanno finta di nulla. Gli appelli alla non violenza, alla vigilia della sfida del San Paolo, sono giunti solo dall’esterno. Il prefetto Vincenzo Panico, che guida la task force nazionale per la sicurezza degli eventi sportivi, ha tirato per la giacchetta i protagonisti. «Sarebbe bello un abbraccio prima della partita tra Totti e Higuain: i calciatori simbolo delle due squadre». E al capitano della Roma si è rivolto ieri anche l’avvocato della famiglia Esposito. «Sarebbe un grande gesto se un campione come lui visitasse la tomba di Ciro». Ma non se ne farà nulla: gli eroi del pallone (quelli del Napoli sono in silenzio stampa) un po’ non possono e un po’ non vogliono, ingessati dalle consegne delle rispettive società e preoccupati a loro volta di non mettersi in cattiva luce con i propri sostenitori. Che alla pace, dando retta ai segnali che arrivano dai social network e soprattutto dagli stadi, non sembrano tenere più di tanto. Pure mercoledì notte, all’Olimpico, c’è stato un quarto d’ora di cori contro i napoletani, durante la partita con il Cesena. È il prologo della lugubre colonna sonora annunciata a Fuorigrotta, stavolta a cura dei tifosi azzurri. Saranno 90 minuti di veleni, sugli spalti. Improbabile che venga ascoltata la preghiera del cardinale Crescenzio Sepe. «Facciamo in modo da isolare e annullare ogni possibile forma di violenza, pur nel ricordo di una tragedia tanto grave, ignorando le eventuali provocazioni».

Cori, insulti e striscioni pieni di odio non mancheranno, però: il traguardo massimo al San Paolo è un sabato d’ordinaria tensione, senza scontri. Alla vigilia regna una quiete che fa ben sperare, di cui però alla Roma si fidano poco. La squadra, senza tifosi al seguito, teme di diventare infatti il solo obiettivo sensibile per la rabbia dei rivali. Per questa ragione il viaggio blindato dei giallorossi (in aereo o pullman) resterà top secret. Due gli alberghi prenotati, nel tentativo di depistare eventuali contestatori: la scelta cadrà su quello più vicino allo stadio, alla fine, per limitare gli spostamenti.
È la partita della paura, non una semplice gara di calcio. L’unica notizia in contro tendenza è la coraggiosa presenza allo stadio di 2.500 bambini: nel settore Family e in quello riservato dal Napoli alle scuole cittadine. Almeno loro si aspettano di partecipare a una festa dello sport.

Emergenza infortuni. Maicon non rientra. Ora punta il Bayern Il brasiliano ha ancora male al ginocchio destro, nonostante la fisioterapia e il lavoro in palestra degli ultimi giorni.

maicondi D.Stoppini31 ottobre 2014 | 07.38 |

L’ultimo infortunio lascia tutti preoccupati: oggi gli esami chiariranno se la lesione al flessore sinistro di Astori è di primo o secondo grado. Nella migliore delle ipotesi il difensore starà fermo 20 giorni: rientro dopo la sosta di novembre. Si allunga così la serie di infortuni muscolari: a Trigoria qualche malessere serpeggia, il timore sui metodi di allenamento cozza però con la serenità di Garcia sul tema, anche ribadita ai dirigenti. Eppure la difesa per Napoli resta un problema. Anche di fronte all’ottimismo sul recupero di Manolas: il ginocchio ieri era dolorante, ma il greco dovrebbe recuperare. Se così non fosse, Garcia valuterebbe l’arretramento di De Rossi o l’utilizzo di Holebas in zona centrale.

 

 

GINOCCHIO DESTRO  Niente da fare, invece, per Maicon: il brasiliano ha ancora male al ginocchio destro, nonostante la fisioterapia e il lavoro in palestra degli ultimi giorni. L’obiettivo, non semplice, è rimetterlo in campo per il Bayern. Nei giorni scorsi era visibilmente claudicante. Eppure fino al match con la Juve aveva giocato 7 gare di fila, di cui 6 da titolare. Poi la gara col Chievo, preceduta da 4 giorni trascorsi fuori Trigoria — col permesso della società — per un lavoro personalizzato. Lavoro quantomeno sfortunato.

Gervinho salta tutti. E negli assist è il re Nove mercoledì sera, 16 distribuiti nelle altre sette presenze in campionato, cinque da titolare e due da subentrato: in media, 3,12 dribbling a partita, quando un qualsiasi altro attaccante si ferma a 0,7.

gervignodi M.Calabresi31 ottobre 2014 | 07.40 |

A Rudi Garcia, subito dopo Sampdoria-Roma, si sono affrettati a consegnare lo scout con le statistiche, prima che il francese si presentasse a parlare dei 20 tiri (e zero gol) in 90 minuti. A Gervinho, invece, avrà fatto un effetto decisamente migliore scoprire che i nove dribbling riusciti in una sola partita — quella contro il Cesena — sono un record per questo campionato: glielo hanno fatto notare, lui ha retwittato il dato, assieme a tante dediche a Stefano e Cristian De Amicis, padre e figlio morti in un incidente dopo Roma-Bayern. In Costa d’Avorio la neve non c’è, e chissà se Gervinho in vita sua ha messo mai gli sci ai piedi: in campo, però, continua a saltare avversari come paletti, quelli dello slalom speciale anche se la velocità gli consiglierebbe la discesa libera.Nove mercoledì sera, 16 distribuiti nelle altre sette presenze in campionato, cinque da titolare e due da subentrato: in media, 3,12 dribbling a partita, quando un qualsiasi altro attaccante si ferma a 0,7.

 

 

NESSUNO COME LUI  Uno dei 25 dribbling in campionato, Gervinho lo ha fatto per evitare l’uscita di Neto e chiudere Roma-Fiorentina sul 2-0 a pochi secondi dalla fine. Un altro, gli servì per mandare Nababkin a terra prima del quarto gol al Cska, il secondo dell’ivoriano. Eppure Gervinho, che dopo l’allenamento si fermava a tirare perché vedeva poco la porta, era arrivato a Roma più con la fama dell’uomo assist che di goleador: quella di rifinitore l’ha conservata, ma a questa ci ha aggiunto anche qualche golletto , che da queste parti — ma non solo — segna il confine tra un giocatore anonimo e un beniamino dei tifosi. Gervinho, che ormai capisce molto bene l’italiano ma fa ancora fatica a parlarlo, con il gol ai viola è arrivato in doppia cifra, mentre l’assist a Destro per l’1-0 in Roma-Cesena lo ha fatto salire in testa a un’altra classifica. Da quando è in Italia, facendo partire quindi il conto dalla scorsa stagione, nessuno ha servito tanti assist in A come Gervais: è già a 13, con un altro romanista — Totti — secondo a 12, tanto per dare l’idea della voglia di Garcia di vedere i suoi attaccanti scambiarsi i ruoli.

 

 

RICORDI  Proprio Totti e Gervinho, nella «vittoria di Pirro» (così la definì Garcia) contro il Napoli dello scorso anno, si infortunarono a distanza di pochi minuti. Quella sera, decise una doppietta di Pjanic, Gervinho si sarebbe rifatto con un’altra doppietta — poi rivelatasi inutile — al Napoli nell’andata della semifinale di Coppa Italia. Domani, dopo aver giocato 90’ contro Bayern, Sampdoria e Cesena, e prima di rigiocare contro Bayern, Torino (probabile) e nelle due gare decisive di qualificazione alla Coppa d’Africa contro Sierra Leone e Camerun, gli toccherà giocare anche a Napoli, dove la Roma lo scorso anno ha preso solo schiaffi. Dove trovi il tempo per fare altro, non si sa: eppure, oltre a essere in corsa per il titolo di miglior giocatore africano del 2014, assieme a Keita ed Emanuelson è diventato testimonial nella lotta contro l’Ebola, e nella sua Costa d’Avorio lo hanno nominato anche membro del comitato di promozione per la ricostruzione della storica città di Grand-Bassam. Salta gli avversari, Gervinho, ma mai questo tipo di impegni.

Nelle mani di Morgan. Si riprende la Roma e torna al S. Paolo senza rimpianti Dopo aver ritrovato la testa della classifica e prima di andare a Monaco, la Roma adesso vuole consolidare il primato e per farlo si affida al suo numero 1 tra i pali.

de sanctisdi C.Zucchelli31 ottobre 2014 | 07.35 |

Fosse per lui, sarebbe già in campo. E invece dovrà aspettare altre 24 ore, Morgan De Sanctis, per riprendersi la porta della Roma. L’ha lasciata a Skorupski, con cui condivide pranzi a base di pesce, consigli e allenamenti, contro il Cesena; la ritroverà domani al San Paolo, in quella che fino a un anno e mezzo fa è stata casa sua. Non ci aveva mai giocato da avversario, lo ha fatto per la prima volta con la maglia della Roma, ritrovandosi faccia a faccia col suo passato e non è che, soprattutto in Coppa Italia, le cose siano andate benissimo.

 

ERRORI ED EMOZIONI  Non ci fosse stato il suo errore nella gara d’andata a riaprire una sfida già chiusa (il pallone gli scivola dalle mani su un cross tutt’altro che irresistibile di Higuain) probabilmente la Roma avrebbe avuto vita più facile e sarebbe andata al ritorno a Napoli con molta meno pressione.

La storia, invece, ha deciso che in finale doveva andare la squadra di Benitez, che poi quella coppa se l’è portata a casa ma senza festeggiare, visto che è stata vinta la notte dell’omicidio di Ciro Esposito. Da quel 3 maggio Napoli-Roma, partita considerata ormai da anni ad alto rischio, è diventata da bollino nero e, anche se proprio De Sanctis è stato l’unico giocatore ad andare a trovare mamma Antonella, il portiere sa che in uno stadio infuocato la sua esperienza sarà fondamentale, soprattutto perché si troverà a guidare una difesa in emergenza. Del suo Napoli è rimasto ben poco, anche se il rapporto con chi lavora in società e con gli ex compagni è ancora ottimo.

 

 

IL COLLOQUIO Se n’è accorto soprattutto Skorupski, che ha trovato in lui (e Lobont) due fratelli maggiori piuttosto che due rivali. Adesso però tempo per i buoni sentimenti non ce n’è, come direbbe Destro — un altro che De Sanctis ha preso sotto la sua ala, con tanto di discorso in chiesa durante il matrimonio — si deve parlare con il campo e non con la voce. E il campo dice che dopo la notte da incubo vissuta contro il Bayern Monaco e la serata di Genova con la Samp dove è apparso meno sicuro del solito, De Sanctis cerca rivincite e cerca soprattutto di tornare ad essere quel punto fermo che è sempre stato dal primo giorno che ha messo piede a Trigoria. Per questo, dopo aver parlato a lungo con Garcia, ha accettato serenamente di riposare contro il Cesena, lui che la panchina l’ha sempre mal digerita e che da Napoli è andato via proprio perché non voleva essere solo una chioccia per un portiere più giovane.

 

 

I PRIMI PUNTI  Domani ritroverà i suoi ex tifosi, che lo hanno visto in campo 175 volte, per un totale di 15.840 minuti. Ha incassato 191 reti, per 71 volte ha lasciato la porta inviolata, 13 volte è stato ammonito e quando ha salutato il Napoli ha acquistato una pagina di giornale: «Cuore, onore e sudore: ciò che mi avete chiesto vi ho dato. E con il vostro amore mi avete ripagato». L’amore adesso è in un cassetto e De Sanctis cerca al San Paolo i primi punti: lo scorso anno una sconfitta in campionato (1-0) e una in Coppa (3-0), quattro reti subite, nessuna fatta, due k.o. che sono costati parecchio ai giallorossi. Dopo aver ritrovato la testa della classifica e prima di andare a Monaco, la Roma adesso vuole consolidare il primato e per farlo si affida al suo numero 1, anche se sulla maglia ha voluto il 26. Non c’è spazio per i sentimenti, almeno fino alle ore 17.

Castan: «Non ho un tumore alla testa» Il difensore brasiliano torna a parlare a Roma Tv. Lo fa sollevato, consapevole che il brutto periodo che non lo vede mettere piede in campo da Empoli-Roma (13 settembre) è finalmente alle spalle.

castandi S.Carina31 ottobre 2014 | 07.43 |

«Sto bene, grazie a Dio è tutto a posto e tra poco rientro in campo. Non vedo l’ora. Ho passato un periodo difficile con tanti problemi: prima tre infortuni muscolari, poi un’infiammazione alla testa e un virus intestinale. Giravano tante voci brutte su di me: ho due bambini piccoli e potevano sentirle anche loro. Lo dico chiaramente: non ho il tumore, non ho il cancro. Ci vuole più rispetto per me e per la mia famiglia».Aspettando di rivederlo in campo, Leandro Castan torna a parlare a Roma Tv. Lo fa sollevato, consapevole che il brutto periodo che non lo vede mettere piede in campo da Empoli-Roma (13 settembre) è finalmente alle spalle. Da una settimana ha ripreso ad allenarsi in modo soft. Qualche corsetta e un po’ di palestra: quanto basta per tornare a sentirsi un calciatore. Fra una decina di giorni avrà un consulto dal quale si attende il via libera per cominciare a forzare la preparazione: «Tornerò alla grande, più forte di prima. E appena i medici mi danno l’ok per forzare e spingere non mi fermerà più nessuno». Ufficiosamente a Trigoria la speranza è riaverlo a disposizione dopo la pausa, il 22 novembre a Bergamo contro l’Atalanta. Ma se ci volesse una settimana in più nessuno si strapperà i capelli.

Bomber da panchina. Ora Destro vuole anche i big match. E Garcia non ci sente Ieri a Trigoria sembrava più sereno, ma le dichiarazioni post Cesena non sono state casuali. Destro voleva parlare e ha parlato, prima in campo e poi ai microfoni.

destrodi D.Stoppini31 ottobre 2014 | 07.30 |

A volerci leggere un messaggio beneaugurante, a Roma ancora ricordano di un attaccante che 13 anni fa lanciava bottigliette d’acqua al suo allenatore, ma poi alla fine fu determinante per vincere lo scudetto. Chissà, magari è davvero l’unico punto di contatto tra Mattia Destro e Vincenzo Montella, ma l’accostamento viene buono oggi che il centravanti di Rudi Garcia fa un gol ogni 33 tocchi di palla e segna ogni 119 minuti che passa in campo. Poco, in verità, perché da un anno a questa parte — dall’8 dicembre 2013, giorno del rientro post infortunio — Destro ha giocato solo 6 partite per intero.

Questi i numeri, diretta conseguenza di quel che è passato nel cervello dell’attaccante dopo la rete al Cesena, un’esultanza fredda e parole ancor più glaciali: «Le panchine? Decisioni che prende Garcia, poi anch’io ragiono e farà le mie scelte».

 

 

QUI GARCIA  Nell’attesa, a Trigoria il day after è stato volutamente fatto scivolare via senza sussulti. Nessuna convocazione per Destro, né da parte del d.s. Sabatini né dal d.g,. Baldissoni. Solo un rapido colloquio con Garcia: nulla di particolareggiato, il francese fa così con tutti. In fondo, sarebbe stato peggio tornare sull’argomento, almeno questo il pensiero dello psicologo Garcia. Di fatto, l’allenatore è convinto che proprio le parole di Destro del post partita siano la migliore spiegazione possibile del suo punto di vista, quello del «Destro deve migliorare nel carattere e lui lo sa bene». In soldoni: Garcia vorrebbe vedere piccoli miglioramenti nei movimenti in campo che ancora non riesce a notare, e che porterebbero l’attaccante davvero ad essere un titolare inamovibile della Roma.

 

QUI DESTRO  Maglia che Destro crede di meritare già adesso, anche nelle partite di cartello. Ieri a Trigoria sembrava più sereno, ma le dichiarazioni post Cesena non sono state casuali. Destro voleva parlare e ha parlato, prima in campo e poi ai microfoni. Che cosa ci sia dietro, è facile capirlo. L’attaccante sa di essere stato oggetto del desiderio del mercato di diversi club, non ultimo il Milan. Sa che per lui la Roma ha rifiutato le avances del Wolfsburg, ma sa pure che Sabatini si è seduto a parlare di una sua possibile cessione. Sa che l’addio non si è consumato anche perché un’offerta da 25 milioni di euro — questa era la valutazione della Roma — non è arrivata a Trigoria. Magari si sarebbe aspettato una revisione del suo contratto, ipotesi accennata all’inizio della scorsa estate e ora in stand by. Tutto a suo tempo, dicono le parti. Dall’Inghilterra rilanciano l’interesse di Chelsea, Arsenal e Tottenham, ma una cessione a gennaio è ipotesi da escludere. Verosimile, invece, che domani a Napoli Destro parta nuovamente dalla panchina. Già, a Napoli. Lì dove Montella tirò la famosa bottiglietta a Capello.

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