Olimpico formato Champions: raggiunti 30mila abbonamenti

I tifosi giallorossi rispondo presente e si preparano ad affollare l’Olimpico: c’è tempo ancora fino al 30 agosto.

Raggiunta quota 30mila mini abbonamenti per la fase a gironi della prossima ChampionsLeague, ad annunciarlo è Roma Radio. I tifosi giallorossi hanno risposto presente e si preparano ad affollare lo stadio Olimpico per le notti europee. Per acquistare l’accesso alle tre partite casalinghe della fase a gironi della massima competizione europea ci sarà tempo fino al 30 agosto, giorno in cui saranno anche sorteggiati gli accoppiamenti e si scopriranno le avversarie della Roma. Prosegue anche la vendita per la prima gara casalinga della stagione di Serie A prevista per il prossimo lunedì: per il momento si prevedono circa 30mila spettatori in vista del match contro l’Atalanta.

Alisson Becker: “ Ma il ruolo cambia non siamo più gli scarti del calcio”

LA REPUBBLICA (E. AUDISIO) –  Dimenticatevi tutto: CamusHandkeLa paura del prima del calcio di rigore, e anche Dino Zoff: «Il  è un uomo solo». Non ne vuole sentire parlare di quella roba lì: è passata, andata, sepolta. Per lui stare tra i pali non è una prigione, non significa angoscia, ma abitare nel futuro. È l’uomo che in questo momento sta agitando il mercato e che ha vinto il derby dei media con più citazioni. ( o Chelsea?). Non solo intuito e senso della posizione. È anche andato a Portland, sede del suo sponsor, per fare testi specifici sui nuovi guanti, che hanno la cucitura sul bordo interno. Anzi, Becker, 25 anni,  del Brasile (e della Roma) vi dirà che lui è l’evoluzione della specie, un giocatore più che un goleiro. «Un gio-ca-to-re. Capito? Uno degli undici, quando si fa la conta. Non quello che si aggiunge, non dieci più uno».

La sottile differenza?
«Che io non mi considero l’ultimo baluardo, quello che sta in porta fermo ad aspettare. Gioco da difensore, partecipo, cerco di fare presenza sugli attaccanti, partecipo al gioco. Li tocco».
In che senso?
«Mi faccio sentire. Cerco di dare fastidio, di disturbare, non c’è la mia porta e poi la loro zona del campo. Io non ho paura di usare i piedi, non mi viene l’ansia se non devo toccare il pallone con le mani, anzi mi impongo di non strafare».
Però ha delle belle mani.
«Dita lunghe, da pianista. Infatti suono. Anche la chitarra, soprattutto per mia figlia. Adoro i gospel e la musica country. E in famiglia abbiamo un certo dna: mio fratello Muriel è , mio papà giocava per divertimento nello stesso ruolo, e mia mamma viene dalla pallamano».
Giocare con i piedi, non è mai stato un problema per i brasiliani.
«La nostra tradizione è quella. Ma l’Europa da noi in passato ha sempre cercato attaccanti e numeri dieci. Se giocavi in porta voleva dire che eri un asino a pallone. Si cercavano fisici massici e potenti. Era un ruolo da rifugiato, vivevi la pubblica condanna di essere uno scarto. Il maledetto retaggio di Barbosa che nel ’50 si fece sorprendere dall’Uruguay e che la scontò per tutta la vita. Non è più così: lo hanno dimostrato Taffarel, Dida, Julio Cesar. Ora sono nate le accademie per i portieri. E ci siamo io e Ederson».
Ma Julio Cesar quattro anni fa ne prese sette.
«Mica solo lui, tutto il Brasile. Io ero a casa davanti alla tv e ho visto tutta la partita. Certe cose restano nella pelle, puoi ripeterti che non è la fine del mondo, ma senti lo schiaffo. Chiaro che il paese non dimentica, che io non difendevo quella porta e che quella Germania era forte.
Quando io ne ho presi cinque dal Liverpool ho vissuto un’esperienza quasi simile e non ho domito per giorni. Passavo le notti a chiedermi: quale gol potevo evitare? Fortuna che poi rigiochi e puoi riscrivere la storia».
Lei si allena anche sulla terrazza di casa.
«Sì, mi sono fatto una palestra. Curo il mio fisico, sono a dieta. Anch’io mi sono fatto consigliare dal nutrizionista di . Bevo mate, infuso caldo, ma mi concedo anche qualche birra».
Lei di cognome fa Becker, sua moglie Loewe.
«E sono nato a Novo Hamburgo, piena di immigrati tedeschi, zona dell’industria calzaturiera.
L’origine è quella, mia nonna a casa parlava tedesco, ma io non sono parente del tennista Boris e mia moglie, pediatra, non lo è del ct della Germania. Un certo carattere fermo l’ho preso da mia madre, donna non abituata a piangere, ma a risolvere le situazioni. Metteteci anche che volevo fare la carriera militare e che la Bibbia è sempre con me.
Sono molto credente».
A chi deve la sua evoluzione?
«A Taffarel, allenatore dei portieri del Brasile, che stimo molto come uomo e al  Marco Savorani, che nella Roma ha finalizzato le mie caratteristiche. Si è messo dietro la porta e mi ha dato i consigli. Un conto è lavorare con i piedi, un altro è mettersi a disposizione delle necessità della squadra. Indirizzare i tiri dove serve».
Usa già i nuovi guanti.
«Sì, mi piacciono e mi aiutano. È giusto così. Parafrasando: i guanti sono i migliori amici dei portieri».
Il suo collega Essam El-Hadary, papà di 5 figli, a 45 anni è da record.
«Non ho visto la partita dell’Egitto, ma so che ha parato un rigore. È stato bravo, considerando che è il giocatore più vecchio ad aver mai giocato un mondiale».
Lui da bambino parava a mani nude, non aveva i soldi per i guanti.
«Sono i sogni che hai da piccolo che ti fanno diventare grande. Io vorrei fare qualcosa per l’infanzia, soprattutto in Brasile, dare la possibilità alle nuove generazioni di trovare una strada nello sport. So cosa significa vivere in una casa dove tuo padre perde il lavoro e tuo fratello ha già una famiglia da mantenere».
Quindi tra venti rivedremo anche lei in porta?
«Magari, ma no, scherzo. Io a quell’età sarò in Brasile nella mia azienda con le mucche e i bambini. A suonare la chitarra e a cantare con gli amici. In questo sono molto brasiliano».

La Roma più Schick per fermare il Milan

IL TEMPO (A. AUSTINI) – La storia ribaltata che non fa più notizia e un bel paradosso. Ancora una volta, Roma-Milan si gioca a ruoli invertiti rispetto al passato: giallorossi davanti di nove punti in classifica e un solo successo rossonero negli ultimi 11 precedenti all’Olimpico. Eppure la squadra di Gattuso sbarca nella Capitale con più entusiasmo: merito della striscia positiva in campionato (5 vittorie e 2 pareggi nelle ultime sette) e delle speranze intatte di arrivare in fondo alle due coppe.

La Roma, invece, è tornata a immergersi nei suoi atavici pensieri dopo la rimonta subita in Ucraina, troppo uguale a tante sfide del recente passato per pensare che sia un caso. Detto che Monchi e il suo vice Vallone saranno da domani a giovedì a Boston per parlare con  un po’ di tutto quello che succede nell’area tecnica (tema saliente degli incontri un nuovo sistema tecnologico da introdurre per lo scouting), oggi  si presenta all’ennesimo esame con una novità sostanziale. Dalle sue parole della vigilia e dalle prove in allenamento sembra infatti aver deciso di lanciare Schick dall’inizio al posto di  insieme al neo intoccabile Under e al confermato : sarebbe la prima panchina per il bosniaco tra campionato e  quest’anno, l’unica volta è successo in Coppa Italia col Torino, quando è entrato nel finale e ha sbagliato il rigore.

«Schick si è allenato con grande continuità – racconta l’allenatore – e potrebbe giocare dall’inizio. Lo abbiamo provato insieme a  e non abbiamo avuto risposte positive, stavolta è più facile che giochi uno dei due». L’altro cambio probabile è Pellegrini al posto di un a corto di condizione, mentre in difesa  potrebbe far rifiatare  e Juan Jesus uno tra  (diffidato al pari di ) e . Invece  sarà confermato: «I dati dicono che paradossalmente con lo Shakhtar ha fatto una delle sue migliori partite». Ma pure che ha toccato gli stessi palloni di Bruno  (28) e fatto meno passaggi di … Il modulo c’entra poco e «sono quasi felice – dice  rivolto ai giornalisti – che questa cosa sia stata smentita: mi avete massacrato per farlo giocare trequartista». L’altra stoccatina del mister è per , spedito in tribuna a Kharkiv e oggi in panchina: «Non l’ho visto al top della condizione sia fisica che mentale». Nessuna epurazione dei senatori, però, tantomeno urla contro i giocatori al ritorno dall’Ucraina. «Sono uscite cose non vere – chiarisce l’allenatore – con la squadra ho parlato solo venerdì. Ho detto loro che in  possiamo passare ancora il turno e ora dobbiamo ributtarci sul campionato. Basterebbero 70 minuti su 90 fatti bene».

Più che le gambe, il problema della Roma rimane da anni la testa. «Vogliamo costruire insieme una mentalità e passa attraverso tante cose: regole, progettazione, continuità». Discorsi condivisi un po’ da tutti gli allenatori, 14 contando due volte , che si sono alternati sulla panchina romanista dopo l’addio di Capello nel 2004. «Vuol dire – riconosce  – che c’è un problema, ma ero consapevole di trovare queste difficoltà e non mi piace tracciare bilanci prematuri». Intanto un bel peso ce l’avrà la gara di stasera in un Olimpico di nuovo pieno – 45mila spettatori attesi – anche grazie ai tanti milanisti presenti. Bisogna vincere per tornare davanti all’.

Schiaffo Spalletti: “Totti, fuori!”

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La cronaca di una giornata vissuta con fibrillazione sulla sponda giallorossa del Tevere. Alle 11 di ieri  convoca nel suo ufficio di Trigoria: i giornali a portata di mano, il tono di voce neppure troppo alto per dire al capitano che «con quelle parole abbiamo fatto parlare in tutto il mondo, secondo me non hai la concentrazione giusta per la partita di stasera, è meglio che tu vada a casa». lo guarda e risponde secco:«Non penso di averti mancato di rispetto. Io sono concentrato, ma se tu pensi il contrario, vado». Un minuto scarso per scrivere un pezzo di storia della Roma. Trenta minuti dopo è già fuori da Trigoria, dopo aver incrociato gli sguardi di alcuni compagni, tra cui e : il tempo di raggiungere a casa la famiglia e la notizia ha già fatto il giro del mondo.

Un incendio prevedibile da oltre un mese, innescato giusto 24 ore prima da un botta e risposta virtuale tra i due protagonisti: più o meno mentre registrava l’intervista alla Rai, ne annunciava l’impiego dal primo minuto, solo dopo aver lanciato l’ennesima frecciata: «deve stare di più dentro al gruppo, in passato in questo senso ho sbagliato anch’io con lui». Il pomeriggio scorre via sul filo dell’attesa per l’intervista che andrà in onda all’ora di cena. Ma le prime indiscrezioni lasciano presagire la tempesta. ascolta e  rinuncia all’istinto di prendere una decisione a caldo. La lettura dei quotidiani della mattina fa il resto. fa colazione con il resto dei compagni, poi riceve la convocazione di . Crede che il tecnico voglia semplicemente chiarire, non immagina di dover lasciare il ritiro.

Nel primo pomeriggio, invece, comincia a diffondersi la voce che sarebbe comunque andato allo stadio, da spettatore. Proprio mentre cresce l’attesa per il resto dell’intervista. La sera c’è Roma-Palermo.  arriva qualche minuto prima delle 20 e va negli spogliatoi a salutare i compagni. Poi mangia qualcosa nell’area ospitalità insieme a . E proprio con , alle 20.44, entra e prende posto nei palchetti della tribuna. Da lì segue quasi tutta la partita, vicino a parenti e amici. Firma autografi, si alza in piedi quando l’Olimpico lo acclama. Fa in tempo a vedere il rientro in campo di , poi a 8 minuti dalla fine lascia lo stadio.

(gasport)

Anche per Roma-H.Verona il Roma Club LAURENTINO sempre presente allo stadio.

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L’alfiere designato per Roma H.Verona Angelo, insieme al Presidente Franco, al Segretario Floriana ed al Tesoriere Anna Maria del Roma Club Laurentino. Non potevamo mancare alla “prima” del Mister Spalletti e, anche se lo spettacolo non è stato esaltante, se il gioco resta una utopia, se il risultato continua a non venire, la voglia di tifare, di cantare, di urlare NON passerà mai a dei vecchi nostalgici tradizionalisti che amano e tifano la AS ROMA sempre e comunque.
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